Terre di Lunigiana

23 settembre 2010

CERCANDO IL TREKKING LUNIGIANA: 9 e 17 AGOSTO 2010
Abbiamo provato a percorrere un paio di tappe del Trekking Lunigiana, per vedere in che condizioni si trova e se effettivamente è ancora percorribile. Sappiamo che i posti tappa non sono più aperti da molto, anche se chiamando il comune corrispondente, dovrebbero essere disponibili previo pagamento di una somma.
In un paio di giornate siamo andati sulle tracce della sesta e settima tappa. La prima, da Groppoli di Valdantena, in comune di Pontremoli, a Serravalle, nel comune di Filattiera, l’abbiamo percorsa parzialmente. Due anni fa, avevamo percorso la Via Francigena dal passo della Cisa fino a Pontremoli e il tratto che parte da Cavezzana d’Antena ricalca il TL (o viceversa). Lo avevamo trovato in buone condizioni e ben segnalato. Le parti più impegnative erano state la risalita del torrente Civasola, ripida e lungo un sentierino molto stretto e la discesa dal passo della Coletta ad Arzengio, anche qua per la ripidità.
Siamo dunque ripartiti da Arzengio, in buona compagnia, con Fabio e Emanuele. In bicicletta anche stavolta, giusto per vedere se con la mountain bike era fattibile. Mentre la Via Francigena scende verso Pontremoli, il TL continua per Ceretoli lungo la strada asfaltata e poi, poco oltre la Chiesa, ad una curva dove si trovano una maetà e una fontana, sale per una comoda strada sterrata fino a Campodone, a Dobbiana di Filattiera. Non è una salita molto impegnativa, ma per chi è poco allenato come me, è stata una prova... La strada si fa poi in saliscendi fino a Tarasco, dove abbiamo perso il contatto con i segnali rossi e bianchi. All’entrata del paese c’è una fontanella dove si può bere. Qua incontriamo un signore del posto che ci chiede se siamo gli stessi del giorno prima. Deve esserci stata una gara di mountain bike. Non vediamo segnali e ci sono tre strade. Scartiamo quella asfaltata che sale sopra Tarasco, il signore ci sconsiglia un viottolo dicendo che non porta da nessuna parte e allora prendiamo quella di mezzo che passa dal paese. Alcune persone ci guardano con curiosità sorridendo, passiamo oltre e ci ritroviamo sulla strada asfaltata, che seguiamo fino a Macerie. Il TL non passa da qua, ma in bici è molto comodo e non incrociamo nessuno. A Macerie vediamo il segnale del TL davanti a un lavatoio con una maestà di San Rocco. Qua ritroviamo i segnali che ci portano per un breve tratto lungo la strada asfaltata e poi segnalano un sentiero sulla destra. Abbiamo ritrovato il percorso. In alcuni punti dobbiamo scendere dalla bici, ma a piedi è facilmente percorribile e pulito. Sbuchiamo in breve davanti a una cappelletta con una maestà dove il sentiero taglia la strada asfaltata e ci porta velocemente alle prime case di Serravalle e poi alla chiesa. E qua troviamo Walter, intento a tirar su una casa, con cui terminiamo la giornata.
Riassumendo, la sesta tappa del TL è quasi ovunque ben segnalata e anche dove ci si può sbagliare per mancanza di segnaletica, come è successo a noi, si ritrova velocemente la strada giusta. Ripensandoci, da Ceretoli non sono sicuro che il TL salga verso Campodone, anche se i segnali sull’asfalto lo indicano, perchè poi fino a Macerie non se ne vedono. Ne vale però la pena!

La settimana dopo ci cimentiamo con la settima tappa, che va da Serravalle a Treschietto. Non vogliamo arrivare nel bagnonese in un giorno e l’idea è di fermarsi a Lusignana. Stavolta siamo con Fabio e Matteo, il nostro sherpa del CAI Filattiera. Lasciamo la macchina nei pressi del posto tappa di Serravalle, che previa richiesta al comune di Filattiera è di solito accessibile. E qua commettiamo un grave errore... Il percorso parte del paese di Serravalle, passando comodamente da una bella mulattiera, ma noi, tratti in inganno dalla segnaletica nei pressi del posto tappa, a 200 metri dalla chiesa, attraversiamo un campo recintato e subito ci perdiamo… L’unica nota positiva è che troviamo una bella cascatella in un canale lì vicino, per il resto, vaghiamo perun’ora o più cercando inultimente i segnavia biancorossi e nonostante ci diciamo che non possono sparire completamente anche se magari è passato diverso tempo da quando li hanno messi, continuiamo imperterriti salendo il monte, anche in situazioni non proprio agevoli per non dire pericolose. Intanto ci chiama Simone chiedendo a che punto siamo. Non lo sappiamo neanche noi. Faticando facendoci spazio tra la vegetazione, spuntiamo finalmente nella comoda mulattiera che inizia da Serravalle, dove ritroviamo i segnali TL. Passando nel bosco, arriviamo ad un pianello dove la vegetazione si dirada; vediamo Cavallana a destra e saliamo a cielo aperto verso sinistra, sbucando in un altro pianello da dove appare la Rocca Sigillina. Dopo lo sforzo iniziale siamo quasi entusiasti e ci sembra che il più sia ormai fatto… Illusi! La parte peggiore comincia proprio qua. Siamo davanti a tre strade, una che sembra il proseguimento di quella che stiamo percorrendo e sale a sinistra verso il monte, una a destra che scende, non proprio pulita, e una nel mezzo, abastanza percorribile. Fabio propone quella di mezzo e subito dopo ritroviamo i segnali TL. Ci facciamo ancora più forza, ma il sentiero, dapprima pulito, si fa via via più intricato e stretto e dopo un po’ ripiombiamo nel bosco di castagni, completamente persi. L’ultimo segnale lo troviamo in un piccolo spiazzo nei pressi di un grande castagno, da lì decidiamo solo di scendere verso il torrente Cuccarello che dobbiamo attraversare, per percorsi di fungaioli o cinghiali. Abbiamo pure un incontro ravvicinato con una vipera, che ci fissa a poca distanza, ma non è in posizione di attacco. Dopo circa un’ora vagando nel bosco arriviamo al torrente. Matteo suggerisce di risalirlo per congiungerci poi con una strada di mezzacosta che porta alla Rocca. Io sarei andato giù… Tra i sassi giganti del Cuccarello, saliamo ormai quasi per disperazione da un minuscolo sentiero, o quel che sembra un sentiero, che passo dopo passo ci porta ad una stradina sterrata e poi in 20 minuti al paese, dove, proprio dove arriviamo, si trovano i segnali biancorossi del TL, che indicano un altro sentiero più in alto. Ci abbiamo messo 4 ore e mezza da Serravalle alla Rocca, quasi un record al rovescio. Fortunatamente ci vengono a recuperare in macchina. Lasciamo il tratto fino a Lusignana per un’altra volta, anche se ci dicono che è molto ben tenuto.
Riassumendo, provare a fare questo tratto d’estate, con la vegetazione che ci soggiogava non è stata la migliore idea. Altre fonti ci dicono che nelle altre stagioni, con meno verde, il percorso si capisce. Da Serravalle fino a vedere la Rocca Sigillina da lontano è facilemente percorribile anche in bici, se non vi sbagliate come noi all’inizio. Poi totalmente impraticabile senza conoscere la zona. Mancano segnali in punti chiave. Non appena possibile, proveremo a farlo al rovescio, dalla Rocca almeno fino al torrente, per vedere dove si interrompe la segnaletica.
Alla Rocca non ci sono strutture ricettive, quindi, o si arriva a Lusignana o bisogna scendere a Caprio.
(A breve disponibile anche il video della due giorni),

10 settembre 2010

8 AGOSTO 2010: SASSALBO!
È stato il paese che più tempo ci abbia messo a raggiungere. La statale del Cerreto si fa lunga e monotona dopo Fivizzano e la Verrucola. Qualche anno fa eravamo arrivati fino a Mommio, ma strada da fare ce n'è ancora fino al paese. Tra l'altro entriamo anche in riserva e dobbiamo salire fino al Passo per rifornirci. Dagli ultimi tornanti si vede tutta la valle del Rosaro e i numerosi paesini e abitati del comune di Fivizzano.
Stranamente le macchina ci vengono tutte incontro, orde di gitanti emiliani verso la Lunigiana? Insomma, il viaggio è comunque ameno nonostante Claudio mugugni continuamente, ma Paolo fa da controparte.
Dall'alto si capisce il perchè del nome, Sasso Albo, con i gessi bianchi che riflettono il sole sopra il borgo. Racconta la leggenda che Sassalbo non avesse camini, perchè fondata da un gruppo di pirati in fuga, che in questo modo non sarebbero stati scoperti per il fumo delle case.
Sassalbo è un paesone, molto più grande rispetto ad altri abitati aggrappati sui monti. Lasciamo la macchina all'inizio del paese, sopra la chiesa di San Michele. Si alternano case dall'aspetto montano ad altre più tipicamente "lunigianesi", in pietra arenaria. Nei pressi della chiesa, costruita e ricostruita a causa di frane e terremoti. La terra non sta proprio ferma da queste parti. Troviamo il paese vivo, naturalmente è estate, ma non ci sono molte case diroccate e molte altre sono in ristrutturazione. Poi ci sono bar, alimentari, negozietti. In un bar in fondo al paese ci riposiamo un po' in una piccola piazzetta. Non mancano i portali in arenaria qua e là e le maestà murate o in edicole. Proprio quando stiamo tornando sui nostri passi, indecisi su come tornare verso la macchina, un ragazzo di passaggio ci sente e incomincia a fare da anfitrione. Ci porta prima a vedere diversi portali e visitiamo stavolta tutto il paese. Eravamo scesi dritti dalla chiesa e un po' ignorato le viette laterali. Portale dopo portale incrociamo poi altri ragazzi, a cui chiede altre particolarità del borgo per poter farci vedere. Con uno di loro, Stefano, parlando di Terre di Lunigiana, scopriamo che ci eravamo sentiti via email tramite il sito www.sassalbo.it. Momento Carramba che Sorpresa, complimenti reciproci ed inviti a ripassare dal paese.
Continuiamo il giro, in fondo al paese, vediamo anche un piccolo oratorio che sembra una casa privata. È dedicato a Sant'Ugo ed appartiene ai cavalieri dell'ordine di Malta. Fin qui nella Lunigiana orientale sono arrivati!
Però questo era un importante punto di passaggio verso il Passo dell'Ospedalaccio nel Medioevo. Scendiamo anche fino al Rosaro, dove lo vediamo noi un rigagnolo, ma più è balneabile in alcuni punti. Finiamo il giro parlando degli Ufo, che qui si dice siano stati avvistati nell'estate del 2001 e di uno scultore sassalbino emigrato in Australia, di cui non ricordo il nome, che ha creato il portale della foto. Ma soprattutto, non ricordo il nome della nostra guida! Un grazie di cuore per il tempo dedicatoci e per averci fatto scoprire più a fondo il paese.
Tornando verso Fivizzano, ci fermiamo alla pieve di Vendaso, con caravan incorporato (viva le foto con le macchine). I capitelli dell'interno valgono la pena, mi ricordano quelli della pieve di Codiponte.
Fivizzano è proprio il comune delle cento frazioni, ma poco a poco arriviamo ovunque...

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