Terre di Lunigiana

14 luglio 2010

Festa della Fame e della Sete: rinnovarsi per continuare
Mettiamola così, è stato un successone, oltre ogni attesa, la dodicesima edizione della Festa della Fame e della Sete di Filattiera ha superato ogni previsione e si è ormai imposta almeno all'attenzione regionale, con una lenta ma irrefrenabile crescita anno dopo anno. Già dal pomeriggio dei quattro giorni di festeggiamenti alcuni turisti giravano alla scoperta del borgo. Chiedendo qua e là da dove venissero, le risposte erano Livorno, Chiesina Uzzanese, La Spezia, Pisa, Lucca...
Se giovedì e domenica, e mettiamoci pure venerdì, sono stati nella norma, con comunque più presenze degli anni passati negli stessi giorni, il sabato è stato l'apoteosi. Non si era mai vista così tanta gente a Filattiera. Alle 8 di sera il parcheggio del castello era completo, i tavoli stracolmi, camerieri indaffaratissimi, il borgo di mezzo collassato in poco tempo dopo le undici. La fiumana continuava senza interruzione verso la piazzina di San Giorgio, i fondi letteralmenti presi d'assalto, tavoli sempre pieni, borgo della Chiesa (senza fondi aperti) con un via vai costante.
Una grande soddisfazione per chi in questi anni ha speso il proprio tempo nell'organizzazione anno dopo anno, portando alla scoperta del paese, ricevendo complimenti, sentendosi parte di una comunità, divertendosi. Nonostante
le difficoltà che comporta una festa di questo tipo in mezzo al borgo.

La riflessione che però va fatta dopo il successo del sabato è: come fare per non far diventare la festa vittima del proprio successo? La gente era obbiettivamente troppa e se la stragrande maggioranza era lì solo per divertirsi, la bestia umana non ci sorprende quando il bere dà alla testa: pisciate ovunque, vetri e vasi rotti, sporcizia, canti di ubriachi fino a tarda ora, improvvisate rivalità campanilistiche. Senso di precarietà del sabato, discussioni la domenica. Negli occhi una marea umana.

Il prossimo anno? Da meditare lungamente. Negli ultimi anni si è persa un'occasione. Unire alla festa altre attività di tipo turistico, con il supporto di amministrazione comunali e associazioni locali. Molti chiedevano se era possibile visitare il castello. Miraggio e ardua avventura. Si poteva pensare e si potrebbe pensare per il futuro ad un'apertura straordinaria la mattina e il pomeriggio dei giorni della festa. Quest'anno si sono già organizzate visite turistiche del borgo durante il fine settimana. Si può riproporre? Lo stesso per le visite ai Prati di Logarghena. Si può pensare anche ai prodotti tipici, coinvolgendo anche associazioni di altri paesi limitrofi, una vera finestra di tradizioni e specificità locali (lasciando da parte il Medioevo, ormai inflazionato).
La festa della Fame e della Sete ha raggiunto il massimo e deve rinnovarsi, anche perdendo affluenza e guadagnando in qualità. Gli esempi delle ormai passate feste (bellissme) di Teglia e Castagnetoli insegnano.

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07 luglio 2010

26 GIUGNO 2010: TAPONECCO, APELLA, MONTALE, BASTIA, CISIGLIANA
Dopo che a gennaio l'oscurità ci aveva colto dopo la visita di Tavernelle, siamo tornati nel comune di Licciana Nardi, nelle località più a nord, verso l'Appennino. Stavolta sono con Claudio, come ai vecchi tempi, come non succedeva da tanto. Nuvole minacciose ci accompagnano quasi dall'inizio, ma giustamente cominciano a scaricare acqua appena prima del nostro arrivo a Taponecco, quando giriamo a sinistra lungo la strada del Lagastrello, al cartello che indica: "Taponecco, borgo in galleria del XIII secolo". Il cartello dice il vero. Il paese è un susseguirsi di volte e gallerie, bei portali, che in questa parte della Lunigiana sono molto frequenti, maestà e case in pietra ben conservate. Non incrociamo un'anima, ma un cane ci guarda da una finestra. Visitiamo tutto il paese salendo fino alla strada asfaltata e poi scendendo per le vie lastricate del borgo.
Rimontiamo in macchina in direzione dell'Apella, dove si staglia la possente torre dell'antico monastero. Oggi è un agriturismo e ristorante, Montagna Verde. Curiosiamo un po' dall'esterno, poi entriamo e chiediamo se è possibile visitare la torre dall'interno. Ci accoglie Alessandro, che ci offre anche un caffè e un bicchiere d'acqua e ci spiega che la torre non è di solito visitabile, le scale a pioli non sono a norma, ma se ce la sentiamo... Ce la sentiamo, ma bisogna aspettare che rintocchino le campane, sennò ci rintroneremmo. Gentilissimo, Alessandro ci fa strada tra le due rampe di scale. Come aveva detto, bisogna fare un po' attenzione, ma si può salire, non abbiamo neanche le scarpe adeguate, siamo praticamente in ciabatte. Dall'alto si ammira la valle del Taverone, con Tavernelle e Taponecco da una parte in basso e il borgo dell'Apella dall'altro. La torre è il campanile della chiesa di Santa Maria Assunta, rimasta così dopo l'abbandono
del monastero, che oggi è un ristorante e un agriturismo. Più pace e tranquillità non si possono chiedere.
Ringraziamo Alessandro e andiamo a vedere l'Apella, altro borgo in pietra, con meno volte di Taponecco, qualche casa con copertura a piagne, una collezione di portali in pietra da non credere e angoli contadini suggestivi. Qua c'è un ufficio del Parco dell'Appennino, in quel che sembra un antico oratorio. Intanto Claudio si maledice per non avere portato la macchina fotografica, ci siamo abituati.

Salutiamo l'Apella e riscendiamo verso la strada del Lagastrello in direzione Licciana. Dopo poco sulla sinistra prendiamo la strada per Montale, che devo ancora capire se fa parte del comune di Comano e Licciana. Le case sono sparse e più moderne. Ci fermiamo a vedere dal fuori la chiesa con il campanile, antica torre di guardia. E ci sorge un dubbio, Montale fa parte del comune di Licciana o Comano?
Riprendiamo la via del Lagastrello verso il fondovalle e nei pressi di Licciana giriamo a sinistra, cominciando la salita verso Bastia. Il borgo si presenta pittoresco con le case a fare da corollario al possente castello. Quattro
torrioni ben piantati di pietra chiara, quasi più grandi del paese stesso, che fanno ricordare la sua castellana più famosa, Anna Malaspina, e i suoi intrighi d'amore. Il parcheggio è proprio sotto la fortezza, chiusa al pubblico, nonostante in qualche depliant turistico si dica il contrario. Chiediamo anche a un signore del luogo e
ci ripete lo stesso. Bastia è più piccolo di quel che sembra dal basso, la chiesa è davanti all'entrata del castello, una viuzza scende tra una fila di case su due piani e portali in pietra. Le abitazioni sono compatte e non riusciamo a sbucare da nessuna parte per ammirare Licciana e la valle del Taverone.
Ed eccoci di nuovo in viaggio verso l'ultimo destino del giorno: Cisigliana, ad alcuni km di curve, in salita, da Bastia. Passata Paretola, paese omonimo del borgo zerasco della valle di Rossano, si intravede tra la vegetazione la chiesa di Cisigliana. In pochi minuti siamo nella piazzetta del paese, dove ci accoglie un bel palazzo, con portale lavorato e stemma in pietra e una curiosa collezione di arte moderna (?) o così ci sembra. Bella la vecchia cabina del telefono usata come vaso per gerani, poi qua e là opere in ferro battuto e disegni vari, chi le avrà fatte? Cisigliana sono pochissime case: un tratto di borgo in galleria nei pressi del palazzo, dove ci abbaiano cani continuamente, un paio di case più moderne, una casa diroccata che sembra la vecchia canonica, con un giardino lasciato al suo destino, la chiesa, intonacata di giallo, con l'abside originale nella parte posteriore. Un bel paesino.
Tempo di tornare verso casa, Paretola la lasciamo per un altro giorno, poi ho appena letto che la torre Nocciola si trova da queste parti...

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