Terre di Lunigiana

28 marzo 2010

15 GENNAIO 2010: INFINE TAVERNELLE

Il titolo ha bisogno una spiegazione. La domanda era: "cosa fare oggi?". Poche idee, un po' di stanchezza, nessuna meta precisa. Nelle vicinanza abbiamo visitato un po' tutto, di tornare verso Zeri o salire su fino a Sassalbo e dintorni, poca voglia. Ecco allora un giorno perfetto per visitare uno di quei borghi di passaggio, quando sempre dici che la prossima volta ti fermerai a vederlo. Stavolta tocca al Merizzo, il cui cartello stradale è ben visibile sulla strada che porta da Villafranca a Licciana. Trovo un paese abbastanza moderno, che accoglie alle porte del paese con la chiesa di San Michele. Il giro è proprio corto, oltre a qualche bel portale, una maestà raffigurante la Madonna con Bambino e qualche volte ben intonacata, non troviamo particolari attrattive. Non è il tipico borgo in pietra lunigianese.
Andando verso Merizzo, in alto sulla sinistra, stagliata contro i monti, vedo una chiesa. Ad essere sinceri non l'avevo mai notata, anche se con il senno di poi, è un altro di quei luoghi di passaggio cui avevo fatto poco caso. È l'oratorio di San Rocco, lungo la strada che porta a Corvarola. Da fuori ricorda la chiesa di San Martino del cimitero di Mulazzo, non solo perchè sfortunatamente sono in rovina entrambe. Poco spazio per parcheggiare, lasciamo la macchina proprio sulla strada, confidando che non passi nessuno. Una veloce ricognizione ci permette di confermare lo stato decrepito dell'oratorio, soprattutto internamente. Sul pannello informativo accanto, ci sono solo informazioni generali su San Rocco e che l'architrave reca la data 7 maggio 1489. Ora, anche da vicino il fascino rimane, ma fateci caso venendo da Villafranca, l'immagine è molto scenografica e mi ricorda in parte quella della chiesetta tra Moncigoli e Soliera, ai piedi delle Apuane.
Controlliamo l'ora, avremo ancora un'ora di luce più o meno, i borghi di questa parte del bagnonese li abbiamo già visitati. E allora Tavernelle, così a casaccio. Da Corvarola, saliamo verso Gabbiana e curva dopo curva verso Villa di Panicale, Panicale, Licciana e poi su lungo la strada del Lagastrello fino a Tavernelle. La ricordavo più vicina. C'ero stato brevemente con Andrea un autunno soleggiato di cinque anni fa, all'inzio di Terre di Lunigiana, quando visitammo velocemente anche Bastia e Monti.
Tavernelle è diverso dalla maggioranza dei borghi lunigianesi. Non è arroccato su uno sperone, non ci sono stradine ciottolate nè case diroccate. Il borgo si snoda quasi completamente lungo un'unica via, dove si affacciavano nel Medioevo numerose locande e taverne che ospitavano mercanti e pellegrini. La vicinanza del passo del Lagastrello e dell’antica via del Sale fu la sua fortuna: il borgo si arricchì e le famiglie prosperarono. Sembra che sia lo stesso al giorno d'oggi. Il paese è un susseguirsi di maestosi palazzi quattrocenteschi, come quello posto in fondo al paese in confluenza del canale Tavernelle, stupendi portali in arenaria, stemmi nobiliari. Il più bel borgo della Lunigiana? Sicuramente è tra i primi, stona solo un pochino la chiesa di San Rocco all'inizio del paese. Si nota comunque che è inverno, non incontro un'anima, solo un cane che mi ringhia un po', anche Tavernelle ha sofferto l'immigrazione. Ormai si fa scuro, l'intenzione era di salire fino a Taponecco, ma sarà per la prossima volta.

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21 marzo 2010

14 GENNAIO 2010: LA VALLE DI ROSSANO

Conosciamo bene le nostre cascate e torrenti della Lunigiana durante l'estate, ma d'inverno??? Sono più spettacolari, anche se i colori sono più spenti, come quest'anno pioggia e neve hanno dato poca tregua?
L'idea iniziale era ritornare alla cascata della Colombara, quasi cinque anni dopo l'ultima volta, quando avevo scattato questa foto, che è proprio piaciuta, visto che il comune di Zeri l'ha messa nel suo sito web (avessero chiesto il permesso...).
Molto ha nevicate nelle valli zerasche, forse un po' meno in quella di Rossano. Salendo verso Arzelato, appena superato il paese cominciamo a trovare neve sulla strada, un manto compatto, non scivoloso, ma sufficiente per procedere con molta prudenza. Esageriamo, sembra di stare in Val d'Aosta! Neve, neve, neve. Superiamo anche Pietra Piccata, completamente coperta di neve, e cominciando a scendere verso la valle di Rossano, la strada si fa più pulita; a Chiesa di Rossano sembra che non abbia proprio nevicato, appena più in su a Piagna, si nota eccome.
Puntiamo diretti verso la Colombara, oltre Chiesa e Paretola e procedendo verso Bosco di Rossano. Dopo diverse curve, in un piccolo spiazzo, un cartello segnala la grotta della Colombara. Prendiamo il sentiero lungo il fosso della Colombara, lo saltiamo senza bagnarci (gran salto di Gabriele) e in breve superiamo l'ultimo ostacolo, una piccola salita ripida e scivolosa. Ecco in fondo la cascata! C'è molta più acqua, il giorno è scuro e non ci sono i famosi riflessi, ma è uno spettacolo, che più che letto, merita di essere visto qui sotto:



Sulla via del ritorno, ci fermiamo brevemente a Paretola, Chiesa e Piagna. Nonostante siano ormai cinque anni che giriamo in lungo e in largo per la Lunigiana, Zeri è stato il comune meno battuto, anche se siamo stati due volte sul Gordana a Noce di Zeri, abbiamo visitato i borghi della valle di Zeri e inerpicati fino al Passo Due Santi per una bella sciata.
A Paretola scopriamo l'oratorio di San Genesio, molto simile a quelli di Noce. Come per Chiesa di Rossano, le case sono poche. Qui si trova la chiesa di San Medardo, che da fuori non chiama particolarmente l'attenzione. Ho letto che all'interno la cupola è una meraviglia, ma è chiusa. Da Chiesa saliampo infine verso Piagna, bellissimo borgo in pietra, con poche case abbandonate. Un borgo da cartolina, caratteristico e innevato, con portali dcorati in pietra, tetti a piagne, l'oratorio di Santa Maria Maddalena e anche un facion (almeno solo uno ne abbiamo visto).
Per oggi basta così, torniamo verso casa, ma la Valle di Rossano ci dovrà ancora scoprire Chioso, Montelama, Castoglio, Bosco...


Valle di Rossano e fotografie dei suoi borghi

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