Terre di Lunigiana

27 settembre 2009

19 AGOSTO 2009: IL TORRENTE GORDANA A NOCE DI ZERI
Siamo tornati dopo quattro anni al torrente Gordana a Noce di Zeri. Quella volta con Roberto, Andrea e Conchy era stata una toccata e fuga, visto che nello stesso giorno eravamo andati anche alla cascata della Colombara.
Come ormai tradizione, Giovanni mi accompagna iin questa ennesima uscita lunigianese e nonostante le ultime due volte, al rio Cuccarello e alla cascata della Monia non fosse andato proprio tutto nel verso giusto.
Roberto ci ricorda come arrivare e la mattina alle 8 e mezza siamo in partenza. Dopo circa mezz'ora raggiungiamo Noce di Zeri e nei pressi del paese, dove sulla destra si alza un muraglione in cemento, lasciamo la macchina. Il sentiero parte dall'altra parte della strada, ma se quattro anni fa era bello pulito, adesso le erbacce la fanno da padrone, almeno nel primo tratto. Ricordo vagamente il sentiero in discesa e appena arrivati in una spianata, noto che la recinzione di filo spinato che la chiudeva ormai è lasciata al suo destino (probabilmente il motivo dell'incuria del sentiero).
Da qua però tutto cambia, il percorso fatto allora non esiste più e bisogna scendere direttamente nel torrente. Giovanni crea una strada, tra rovi, muretti a secco abbandonati e brusche discese. Nonostante tutto, iin poco tempo siamo nel greto del Gordana, all'altezza di un piccolo sbarramento d'acqua.
Scendiamo il torrente, Giovanni a piedi nudi, perchè le scarpe non se le porta mai e le ciabatte stavolta scivolano. In breve siamo all'inizio della parte più bella. Qua il Gordana si incassa nella vallata, non come a Giaredo, con alte pareti di roccia, ma più dolcemente, scendendo tra grossi sassi levigati e lisci, in piccole marmitte e pozze che si susseguono.
Lo spettacolo comincia nei pressi di una grossa roccia ribattezzata l'urlo del Gordana, per la somiglianza con le fattezze di un viso umano. Non c'è moltissima acqua e la discesa è più facile che la prima volta, anche se un po' meno suggestiva. Almeno si scivola molto meno, allora alla prima roccia Andrea ci aveva lasciato le unghie. Anche se è possibile scendere il torrente senza tuffarsi del tutto, l'acqua non è per niente fredda e ogni tanto evitiamo di salire lungo le sponde.
Ai lati le rocce di colore grigio sembrano prese da un paesaggio lunare e mosse dall'acqua.
Tra salti d'acqua e grandi rocce, (su cui Giovanni si arrampica, ma poi non riesce a scendere), il Gordana si fa strada poco a poco e tornare a pieno sole dopo una ventina di minuti. A un certo punto abbiamo divuto mollare la macchina fotografica, portata con noi non senza problemi: Rocce troppe scivolose e acqua alta.
Fantasticando sulla prossima avventura di percorrere il Gordana da qui fino agli stretti di Giaredo, torniamo sui nostri passi. Ormai è quasi mezzogiorno. A passo lento ci abbiamo messo un paio d'ore. Mitico Gordana!
Ed ecco il resoconto visuale completo:

Etichette: ,

14 settembre 2009

12 AGOSTO 2009: SOGNADO GUVANO

Si, sognando Guvano. Perchè c'ero stato anni e anni e anni fa, perchè volevo fare una bella camminata e vedere lo stato della spiaggia, perchè una volta era una spiaggia nudista. Però non è stato possibile. Guvano irrangiubile via terra, solo via mare. Questo ci dicono all'ufficio della stazione dei treni di Corniglia: il sentiero è inagibile e la galleria chiusa. Benedette Cinque Terre, a volte te le fanno proprio girare. Domanda banale e populista, ma con tutti i soldi che ci girano attorno non lo potevano mettere a posto sto sentiero? Sento un signore che dice, "lo chiudono apposta, perchè ci rimangono i balordi a dormire e scoppiano sempre risse". Mah...

Comunque sia, siamo forzati del mare, urge alternativa e niente di più facile che raggiungere lo spiaggione di Corniglia, o quello che ne resta, visto che il mare avanza inesorabile di anno in anno. Lo spiaggione si trova lungo il sentiero azzurro che porta a Manarola, ma, sorpresa sorpresa, prima di arrivarci, bisogna attraversare il famigerato "Villaggio Europa", uno scempio di bungalows diventati baracche nel tempo, chiusi da reti metalliche, posti ai lati dello stradello in cemento che porta alla spiaggia. Benedette Cinque Terre. Cercando di non vedere, scendiamo e sotto il sole a picco ci godiamo in pace la nostra giornata di mare. Qua è simile alla spiaggia di Riomaggiore, anche se quella è più larga e meno lunga.
L'entrata in mare non è difficile nonostante i sassi e non c'è neanche tantissima gente. Guardando davanti e ai lati la vista è indimenticabile; guardando dietro, sempre lo spettro del "Villaggio Europa", con la scala in ferro ossidato che giunge a metà muraglione. Chissà cosa pensano i turisti stranieri e italiani. Sulla destra verso Corniglia si intravede la scalinata della Lardarina e un formicaio di persone che vanno su e giù. Noi, sotto il sole cocente da un po', decidiamo di andare verso il paese alla ricerca di refrigerio. Non prendiamo il bus-navetta, ma ce la facciamo a piedi... Incauti! A parte il sole, la strada che va dritta tra il muraglione della ferrovia e il mare è qua e là allagato da tubi di scolo arruginiti (????). Facendo attenzione a non metterci i piedi arriviamo all'inizio della scalinata. Saliamo con difficoltà i 380 scalini, assetati, assetati, assetati. Appena arrivati a Corniglia, ci rifugiamo nel primo bar per bere e riposarci un momento. Il borgo è naturalmente bellissimo, si capisce perchè sia Patrimonio dell'Unesco. Lo percorriamo fino alla terrazza di Santa Maria, da dove vediamo giù la Marina di Corniglia. Non scendiamo perchè ci aspetta il treno del ritorno. Questa volta prendiamo al volo la navetta che ci porta comodamente alla stazione dei treni.
Continueremo a sognare Guvano, la ributtiamo all'anno prossimo, magari con più fortuna...
A proposito, per una maggiore conoscenza delle vicende del "Villaggio Europa", rimandiamo qui: http://www.facebook.com/topic.php?uid=38757292108&topic=5590&ref=mf

Etichette:

02 settembre 2009

29 GIUGNO 2009: RITORNO ALLA CASCATA DELLA MONIA

Durante i giorni della festa della fame e della sete, non siamo proclivi a lunghe escursioni in macchina o a piedi. Torniamo allora alla cascata della Monia, tra Irola e Gigliana, passando però da quest'ultima. (Due anni fa avevamo risaliti il corso del torrente da Irola, praticamente il percorso al rovescio).
Guida d'eccezione, Giovanni; accompagnatore capo Roberto; accompagnatore in seconda Paolo. Confidiamo nelle doti di segugio di Giovanni, che ha raggiunto la Monia da qua altre volte. Cominciamo a scendere lungo una facile sterrata che dopo poco si restringe e diventa un piccolo sentiero. E da qua in avanti è stata un'odissea. Forse i fumi della festa, forse il sole a picco, forse l'età che avanza: la nostra guida si è persa. Vaghiamo tra improbabili strisce di terra battute solo dai cinghiali, piccoli spiazzi dove ci conforta un po' il sole, e rovi che martoriano le nostre gambe (ma che poi insegneremo come fossero trofei).
Paolo comincia a brontolare, a dire il vero, non hai mai smesso. Come per la via Francigena in bicicletta si pente di essere venuto accusandomi di averlo ingannato. Roberto invece è positivo, tasta il terreno, annusa l'aria e indica la strada.
In un modo o nell'altro, percorrendo per qualche metro anche un canale, riusciamo a trovare il vasto prato che precede la Monia e scendiamo finalmente nel torrente. In pochi minuti ecco la cascata, rimasta maestosa e spettacolare, con il mulino diroccato a guardia sulla destra.
Il tempo non invita a fare un bagnetto e decidiamo indagare più a fondo il mulino. Le vecchie macine sono ancora lì, belle ed inaccessibili, poi più in alto ecco il pozzo. Giovanni la prova e scende, non è profondo e ci sono scalini in ferro.
Apprezziamo l'iniziativa. A questo punto, con Paolo già provato da una caduta in acqua, con evidenti segni su una tibia e una faccia che è tutto dire, invece di tornare sui nostri passi, aggiriamo la cascata in alto sulla destra alla ricerca di un sentiero che ci riporti verso Gigliana e che Giovanni aveva già percorso una volta...
Richiamo e ci fidiamo, seguiamo un sentierino battuto, sulla sinistra il torrente che scorre tra piccole gole, a destra il monte. Paolo prende improvvisamente l'iniziativa ed afferma di sapere dove bisogna andare. Scendiamo un momento nel torrente, non senza difficoltà, per ammirare uno scorcio particolarmente suggestivo. Ovviamente ci riproponiamo di risalire il torrente partendo da sopra la cascata. Saliamo e saliamo e finalmente, proprio quando comincia a piovere, troviamo un campo recintato, segno inequivocabile della presenza umana, dal quale passiamo per fare ritorno stancamente verso Gigliana, prima tra i boschi, dove troviamo una strana formazione del terreno, quasi come fosse il buco lasciato dallo scoppio di una bomba, e poi per strade sterrate prive di interesse.

Etichette: , ,

 
eXTReMe Tracker