Terre di Lunigiana

30 gennaio 2009

2 GENNAIO 2009: ZUM ZERI

Dopo l'esperienza qualche anno fa a Pratospilla e inverni con poca neve, ecco finalmente l'occasione di sciare sulle piste di Zum Zeri. Quest'anno si sta rivelando molto nevoso rispetto alle ultime stagioni.
Già il mio arrivo in Lunigiana era stato accompagnato dalla neve sulla Cisa e per tutte le feste il forte freddo ci ha accompagnato fino alla gran nevicata del 6 gennaio.
Partenza alle 8 di mattina. Il Passo Due Santi si trova a una quarantina di minuti. La mattinata è rigida e molto soleggiata, mentre ci addentriamo nelle valli di Zeri ci accompagnano bei paesaggi come la vista di Adelano sotto il primo sole. La strada è quella che è, ovvero una sequenza ininterrotta di buche, dossi, ristringimenti, non proprio l'ideale per una stazione sciistica. Da Patigno peggiore ulteriormente fino alla Formentara e al Villaggio Aracci, quando diventa liscia e ampia.
Al nostro arrivo il parcheggio è semivuoto, noleggiamo un paio di sci (fosse un pelino più grande...) e iniziamo a goderci la giornata.

La neve è un po' ghiacciata e l'assaggio subito per andare a prendere la seggiovia. Appena messi gli sci e lo snowboard, prendiamo la cinta trasportratice e poi giriamo qua e là tra lo skilift e la seggiovia. Quando leggevo che dalla cima si vedeva il mar Ligura, non è che ci vedevo troppo. Troppe volte avevo letto in giro frasi tipo "nelle giornate più terse si vede fino a... e poi non si vedeva niente". Invece, sorpresa sorpresa, appena prima di smontare dalla seggiovia, sulla sinistra ecco aprirsi nitida la riviera apuana e il golfo dei poeti. Nonostante il sole in fronte, lo spettacolo è unico.
Dopo qualche discesa il parcheggio è già pieno, ma non aspettiamo mai più di tre minuti per risalire. La lunghezza delle piste non è eccessiva, ma per una giornata di sci dalle nostre parti va più che bene. Ampi spazi, poche code, prezzo accessibile, giornata stupenda e il tempo vola. Verso le 2 e mezzo togliamo tutti gli attrezzi e torniamo verso casa, non prima di dare un'occhiata alla chiesetta del Passo Due Santi. Se solo ci fosse neve così tutti gli anni!

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21 gennaio 2009

30 DICEMBRE 2008: L'ABBAZIA DI SAN CAPRASIO
Ed eccoci a sorpresa all'abbazia di San Caprasio. Sorpresa perchè non era una delle mete previste in queste vacanze lunigianesi, ma Carlo ha già preso informazioni sugli orari del museo e per le tre del pomeriggio siamo davanti ad Aulla con Giovanni, che da tempo la voleva visitare e Simone, aggiunto all'ultimo momento come al solito...
Siamo gli unici visitatori e abbiamo la guida tutta per noi. Il Signor Enrico ci fa una breve presentazione della storia dell'abbazia, dalla fondazione con Adalberto di Toscana prima dell'anno Mille, fino ai giorni nostri.
Ci dice che da sempre si parlava di una leggenda che voleva nella chiesa le spoglie di San Caprasio, ma fino al ritrovamento della tomba si trattava appunto di una leggenda. Gli scavi iniziarono perchè nella parte absidale esterna, al livello del suolo, notarono una fila di pietre poste a spiga di grano, non normale per un semplice edificio religioso. Da lì, ci spiegano, nacque tutto: il ritrovamento di due absidi più antiche, fregi di marmo romani e soprattutto le spoglie del santo. Cominciamo la visita dalla chiesa, dalla zona dell'abside, dove si trovano la parte più importante degli scavi. La spiegazione del Signor Enrico è briosa e ci mostra come nel tempo l'abbazia si sia ingrandita grazie alla testimonianza delle due antiche absidi, lascito di successivi ingrandimenti della chiesa, in cui si trova l'urna di San Caprasio. Riposava nascosta sotto il calcestruzzo, perchè i frati benedettini dell'abbazia non volevano che fosse trovata e trafugata durante una delle scorribande dei nemici. Intorno si sono trovate anche numerose ossa e anche due bombe inesplose della seconda guerra mondiale, proprio accanto alla tomba del santo, altro miracolo di San Caprasio...
Dopo aver visto gli scavi interni usciamo all'esterno, nella zona absidale esteriore, dove si trova la fila di pietre a spiga di grano, poste in modo diverso dalle altre pietre di fiume. Altri scavi si stanno facendo e il sogno è quello di sollevare tutto il pavimento della chiesa per vedere cosa si trova sotto. Rientriamo in chiesa e ci spostiamo nel piccolo museo, antica sala benedettina di cui si conserva il pavimento, in cui si conservano alcuni reperti ritrovati durante gli scavi: fibbie, monete antiche, fregi romani. Più interessante in assoluto sono però i magnifici capitelli scolpiti con figure zoomorfe e altri disegni. L'ultima saletta del museo è invece occupata da stemmi dalla famiglia Centurione, che comprò il feudo di Aulla dai Malaspina, un busto in marmo di un esponente della famiglia e le relique di San Severo, a cui era intestata prima la chiesa.
Gentilissimi, alla fine della visita ci offrono pure caffè e tè.

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