Terre di Lunigiana

25 settembre 2008

23 AGOSTO 2008: LA CHIESACCIA DI FORNOLI

Ancora con le gambe doloranti per la lunga risalita della scalinata del Persico, stavolta preferiamo una meta più vicina e meno impegnativa. Tante volte passando in macchina lungo la statale della Cisa verso Aulla, ci incuriosiva il cartello che indicava una stradina a destra indicante la chiesa di Santa Maria di Groppofosco o Chiesaccia. In tutti i depliant turistici della Lunigiana viene sempre citata per la sua importanza in epoca medievale, posta alla confluenza della variante della Via Francigena che scendeva dal mulazzese e dal vicino castello di Lusuolo. Insomma, ci siamo andati a vedere, abbiamo faticato per arrivarci e purtroppo dobbiamo dire che un'importante pezzo di storia lunigianese è lasciato al suo destino.
Innanzitutto il suddetto cartello nei pressi di Fornoli non porta da nessuna parte. Il raddoppio della ferrovia pontremolese impedisce ora il passaggio, la chiesa non si vede neanche, nascosta dalla vegetazione. Farebbero proprio meglio a toglierlo. Passare da Barbarasco è lunga, mooooolto lunga e non sappiamo neppure da dove si scende nel greto del fiume nè quanto ci si mette. Quindi ci arrischiamo. Il famoso cantiere ferroviario è ancora lì, con i suoi detriti in un immenso spiazzo di cemento. Ma non dovevano risanare la zona dopo la fine dei lavori? (da google maps si vede bene come l'hanno lasciato) Comunque, dopo il bivio sulla sinistra per Fornoli, si incontra uno spiazzo sulla destra dove si trova l'entrata del cantiere. Non c'è nessuna sbarra che proibisce il passaggio, nessun cartello. Continuiamo e tra lo scempio arriviamo al ponte della vecchia ferrovia, sui cui lati un cartello nuovo di zecca ci dice che stiamo entrando nell'area protetta (!!!) Anpil del fiume Magra. Fino ad adesso non ci è sembrata proprio protetta. Lasciamo la macchina e ci dirigiamo alla cieca verso la chiesa. Non si vede proprio, un macchione ne nasconde la vista, passiamo da un campo con l'erba alta fino al ginocchio e all'improvviso appaiono le mura e l'abside. Dà l'mpressione di essere stata recentemente restaurata esternamente. L'unico lato facilmente visibile è quello est, quello verso la statale, della facciata si vede la porta a una maestà che la sormonta, poi davanti sono tutti alberelli che continuano a cresce. Per avere un'idea generale ci allontaniamo verso il fiume. Accanto alla chiesa si trova un vecchio casolare, l'antico ospitale (la foto in questo link è idillica di un tempo che fu) per i pellegrini; della chiesa si vede solo la parte alta della facciata e il lato est.
Giriamo comunque intorno alla chiesa con difficoltà e curiosiamo da una delle nicchie all'interno. È vuoto e non sembra in ottime condizioni. Un po' delusi ritorniamo sui notri passi, chiedendoci come mai insistano tanto nel menzionare la Chiesaccia nei vari opuscoli turistici.

È praticamente impossibile da raggiungere, con segnalazioni sbagliate ed essendo così isolata e nascosta, non si sa mai che incontri puoi fare. (Abbiamo trovato resti di falò nei pressi del fiume). Certo è suggestivo pensare ai pellegrini che da qui passavano verso Lucca, Roma o anche Santiago di Compostela, superando il Magra solo grazie ad un'imbarcazione che funzionò fino al XIX secolo. Ma l'edificio è abbandonato al suo destino. Magari d'inverno, senza la vegetazione, si vede bene anche da lontano...

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18 settembre 2008

21 AGOSTO 2008: CAMPIGLIA E LA SPIAGGIA DEL PERSICO
Temevo questa discesa. E soprattutto la risalita. Ma Roberto da un po' di tempo mi raccontava di Campiglia, della scalinata verso la spiaggia del Persico e del fantastico mare dove potersi bagnare. E alla fine ci abbiamo provato.
Arriviamo a Campiglia alle 9 del mattino, Roberto, Giovanni ed io. Andrea ha dato forfait all'ultimo minuto, ma ha una buona ragione.
Arrivando dalla Spezia per Portovenere, sulla destra comincia la strada per Campiglia. Alcuni km di curve e tornanti tra il bosco un po' lasciato al suo destino. Siamo nel territorio del Parco delle Cinque Terre; ci dicono che non si può toccare niente, nè coltivare, nè tagliare, nè pulire. La sensazione è che un cerino potrebbe fare un disastro.
Arriviamo a Campiglia e parcheggiamo nei pressi del paese, poco prima c'è comunque un largo spiazzo sulla sinistra. Sotto di noi La Spezia prende vita, mentre davanti si stagliano le case del borgo lungo la collina. Beviamo qualcosa al bar e iniziamo il nostro cammino da Via Tramonti. Perdersi è proprio impossibile e la direzione è una sola, bisogna solo scendere. In uno dei primi scalini, è inciso in modo non molto leggibile il numero di scalini da scendere, 2030 (duemila e trenta)all'andata e 2030 al ritorno. All'inizio ci accompagna un po' di ombra e gli scalini hanno un dislivello minimo, si potrebbero fare in bici. Sulla sinistra si trova anche la monorotaia usata per curare i vigneti e la vendemmia. Dopo poco incrociamo un escursionista che sta tornando su, il suo volto stravolto mi preoccupa un po'. Il mare si vede praticamente sempre sotto di noi, sulla destra Schiara, una delle Cinque Terre nascoste, collegata con un altro sentiero a Campiglia.
Arrivati alle prime case gli scalini cominciano a farsi più impegnativi. Il nostro passo è comunque blando, ci godiamo il panorama e facciamo fotografie. Sulla sinistra si vedono la Palmaria e il Tino in lontananza, i vigneti sono ovunque e tranne pochi tratti, il costone sembra molto ben tenuto. Man mano che incontriamo case ci chiediamo come possano avere costruito qui, con che fatica e con che tenacia. Arriviamo in vista di Case Persico, un'altra terra nascosta, o meglio dei suo tetti piatti. Le antiche cantine sono ora seconde case, in una vediamo un cartello "Vendesi vino", proprio davanti al grande gelso che caratterizza l'abitato.
Dovremmo essere a metà strada più o meno, adesso il paesaggio si apre e la scalinata si fa ripida, anche se non pericolosa. Già si intravede la spiaggia del Persico e più spostato sulla destra lo scoglio Ferale con la conficcata in cima, sulla destra una grossa frana arriva fino al mare. Le forze sono ancora buone e rientriamo in una zona ombrosa. Già pregustiamo un meritato bagno e non si vede nessuno sulla spiaggia. Scendiamo velocemente l'ultimo tratto, il più accidentato, con scalini di diversa misura e un improvvisato corrimano per arrivare finalmente sui sassi rotondi e lucidi del Persico. Non mi sento poi neanche così stanco (illuso, mi pentirò di averlo pensato al ritorno) Si vedono i lavori di contenimento della collina e anche qualche "resto umano" dovuto ai lavori. Se li potevano portare via tutti. Il mare è un po' mosso e siamo titubanti. Per entrare bisogna superare sassi scivolosi e le onde sono irregolari. Facciamo una passeggiata sui sassi verso Schiara, dove si apre un altra piccola baia. Tornati indietro, Roberto decide di provarla e si tuffa in mare. Giovanni mi guarda e mi dice "S'ig va lu, ag vag anca me". E non potevo essere da meno, l'acqua è limpidissima e non c'è neanche una medusa. La sensazione è stupenda, stiamo lì per un po', appoggiati ad uno scoglia che quasi emerge dalle onde. Poi è ora di tornate e non è così facile come sembra. Bisogna fare attenzione ad evitare l'onda grande che può sbatterti contro i sassi e uscire svelti per non scivolare sui sassi bagnati.

Ed eccoci al momento tanto temuto, la risalita. Credo che quando si pensa a 2000 scalini non quantifichiamo esattamente. 2000 scalini sono tanti, sotto il sole e con poca acqua sono moltissimi. Dopo un aitante inizio sono andato a rimorchio di Roberto e Giovanni, sempre rigorosamente dietro, passo dopo passo, sperando già dopo 20 minuti di essere vicini a Campiglia. Giunti a Case Persico ci fermiamo un attimo sotto il gelso. Non so perchè ma pensavo di essere praticamente arrivato. Per tirarmi su il morale Roberto mi dice che mancano 15 minuti. Falso. Dopo altri 40 minuti di calda e assetata sofferenza arriviamo finalmente al punto di partenza. Mai acqua fu più desiderata e bevuta, ci riprendiamo in circa mezz'ora e già pensiamo alla scalinata di Monesteroli...

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11 settembre 2008

19 AGOSTO 2008: IL CANALE ARDONDOLA

Sveglia di mattina presto per andare a vedere il canale Ardondola a Dobbiana. Mi accompagna Giovanni, la guida migliore di questi posti semisconosciuti dell'alta Lunigiana. Se non si conosce infatti, arrivarci è abbastanza complicato, come per il Rio Sassino alla Rocca Sigillina. Passiamo da Caprio e Serravalle e ci dirigiamo verso Dobbiana lasciando sulla destra la strada che invece porta ai Prati di Logarghena. Arrivati alla chiesa di San Giovanni Battista di Dobbiana, continuiamo lungo una parte sterrata che poi ritorna asfaltata nei pressi di Tarasco. Prima di arrivarci, sulla destra sale un strada sterrata percorribile in macchina, anche se lentamente, e dopo alcuni tornanti, lasciamo la macchina in uno scanso della strada. Giovanni ci è già stato qualche tempo fa, ma in mezzo al bosco si deve sempre fare attenzione a tutte le strade. Sulla sinistra sale uno stradello e cominciamo la parte a piedi. Poco a poco si restringe, coperto in alcune parti da molte foglie secche di castagno. Ad un bivio non facilmente riconoscibile scendiamo a sinistra e in pochi minuti, una quindicina siamo nel canale. Come mi diceva Giovanni, c'è poca acqua, in inverno dovrebbe essere molto più suggestiva. Da una ventina di metri cade infatti un rigagnolo d'acqua, ma l'ambiente naturale è bellissimo. Ricorda molto la cascata della Colombara a Rossano di Zeri. Decidiamo salire sulla destra fino al di sopra della cascata. Non c'è un vero e proprio sentiero ed è un po' ripido, ma gli ordini di Giovanni vanno seguiti. In alto c'è un'altra cascatella, mentre non si riesce a vedere benissimo sotto a causa della roccia molto scivolosa.
Scendiamo, facciamo le ultime foto e ritorniamo sui nostri passi. Non è stato molto stancate, meno male, il giorno dopo ci aspettano 2000 scalini a picco sul mare...

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06 settembre 2008

18 AGOSTO 2008: ARZENGIO
Il primo giorno delle mie vacanze in Lunigiana mi riserva una bella sorpresa. La mattina ho un paio d'ore a disposizione e ne approfitto per un giro ad Arzengio, non lontano da Pontremoli, che raggiungo dopo qualche curva passando dal convento dei Cappuccini.
Supero il paese passando una strada molto stretta e parcheggio in un campo più in alto da dove si vede tutto il paese e la sua struttura circolare. Vedo i cartelli della Via Francigena e inizia a camminare per le strette vie del borgo, seguendo l'indicazione "Castello" posto nei pressi di una scalinata, ma senza incontrarne nessuna traccia. Scendo verso la strada asfaltata, ammirando una splendida vista della valle del Magra, da Pontremoli a Mulazzo. Non trovo la chiesa e mentre sto per concludere il mio giro passando da una galleria, chiedo a un signore dove si trovi. Mi dice che è un po' più in alto, ma vicinissima e si offre anche di farmi visitare il borgo. Seguo allora il Signor Luigi, come mi dirà poi, che mi conduce per gli ultimi passaggi voltati da dove ero passato. Mi racconta che ad Arzengio esisteva un castello, distrutto poi nel XIII secolo dai pontremolesi e che rimangono alcuni tracce delle mura inglobate nelle case, dove appunto stiamo passando. Mi porta poi verso la zona chimata "Castello", dove appunto si trovava, dove oggi è una piccola piazza, scendiamo verso una terrazza dove mi indica tutti i borghi che si vedono da Arzengio, da Bassone a Torrano a Careola. Saliamo quindi verso la chiesa, di nuova costruzione, con il campanile staccato posto dove si trovava l'antica chiesa nei pressi del vecchio cimitero. Incontriamo una signora e Luigi gli chiede di mostrarmi una vecchia cartolina della chiesa che subito mi porta da casa sua. Luigi mi parla anche di un torrente dove faceva il bagno da ragazzo, ma forse non ci si arriva più, con due cascatelle di pochi metri. Inoltre mi dice che salendo verso la Crocetta ci sono le stazioni della Via Crucis. Ormai è ora di andare, ci salutiamo con una foto a lui e al suo paese, di cui va veramente orgoglioso, ma in cui ci può stare solo per pochi mesi all'anno. Eh si, Lunigiana terra di emigranti, e la storia si ripete.

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