Terre di Lunigiana

28 gennaio 2008

9 GENNAIO 2008: DAL PASSO DEL BRATTELLO ALLA VALLE DEL VERDE
Giornata invernale, scura e un po' nebbiosa, ma dobbiamo approffittare di ogni momento, anche se il tempo non è proprio dei migliori per fare fotografie. Negli anni scorsi avevamo girato un po' la valle del Verde, soprattutto d'estate, fermandoci lungo il torrente, cercando cascate e visitando alcuni borghi come Cervara, Guinadi e la torre di Grondola. La curiosità era di vedere Bratto e Braia, sempre nominati in coppia, paesi di forte emigrazione verso l'Inghilterra, ormai quasi spopolati. Man mano che risaliamo la valle e poi verso il Brattello, la neve che si accumula ai lati aumenta, ma la strada è molto pulita. Dopo alcuni km, un cartello sulla sinistra indica Braia. Il borgo è molto piccolo, con la chiesa di San Michele Arcangelo (chiusa) e il possente campanile al lato. Sul campanile e su una casa noto dei faciòn, piccole sculture dal viso umano che avevano il compito di scacciare il maligno, tipici della valle del Verde. Le poche vie sono di sasso, la giornata grigia aumenta il senso di abbandono, alcuni operai stanno ristrutturando una casa, effettivamente tutte sembrano ben tenute. Sarà il potere della sterlina...
Riprendiamo la nostra strada e saliamo ancora verso Bratto, posto appena prima del Passo del Brattello. Qua una maestà ci accoglie prima dell'entrata in paese, ci sono delle altre sulle case. Nella piccola piazza troviamo la chiesa di San Giorgio, abbastanza imponente per essere un paesino. Bellissima la lunetta sopra il portale con un bassorilievo di San Giorgio che uccide il drago (ci sembra). Davanti alla chiesa, un edificio malinconico con il simbolo del telefono e di un'insegna della birra Wuhrer che non vedevo da anni. Doveva essere il bar del paese, esce fumo dal camino, ma non molto di accogliente. Visito ancora un po' Bratto, scopro altre maestà e una bella scalinata, persone umane zero. Anzi no, tornando verso la macchina, una signora anziana sta spaccando un po' di legna, saluto, ma si rifugia in casa sospettosa. Tempi moderni. Ormai che ci siamo andiamo fino al Brattello, entriamo nella Val di Ceno e Taro, ma rigiriamo subito. La prossima meta è il paese di Grondola.
In 8 km ci siamo, siamo fortunati e parcheggiamo proprio all'entrata del paese lungo la strada. Qui ci accoglie la "Prima Piazza della Repubblica d'Italia", come leggiamo con sorpresa in una targa murata nel bar del paese. Accanto un pannello esplicativo del borgo davvero utile, dovrebbe essercene uno in ogni paesino. Sono spiegate la storia e le curiosità, con la descrizione e fotografie dei fregi delle architravi e delle maestà. Una di queste è proprio nella piazza, il fregio della margherita a sei petali, frequentissima in Lunigiana nei portali, simbolo di buon augurio forse di origine celtico (addirittura). Tra l'altro, a Bratto, dimenticavamo, erano famosi per la produzione di culle in legno e la margherita a sei petali vi veniva incisa per proteggere il nascituro. Andando verso la chiesa di San Nicomede, comincia a farci compagnia un cane, incontro tipico dei borghi della Lunigiana. Troviamo altri fregi, indagando un po' tra i passaggi voltati: uno con una croce, qualche data scolpita, fregi che non riconosciamo e un bel portale. Dallo spiazzo della chiesa si vedono poi i ruderi della torre, perfetta cartolina della Lunigiana in inverno: nebbia, umidità, silenzio, pietra arenaria. Ci siamo già stati un paio di anni fa e non ci avventuriamo tra i suoi ruderi, per chi volesse andarci, ci si arriva scendendo verso Guinadi (in macchina) e prendendo una stradina asfaltata sulla sinistra. Arrivati ad alcune case si parcheggia e poi si va dritti oltrepassando una casa in rovina e i campi. Come sempre, attenti ai cani.
Noi invece ritorniamo a Guinadi, in piena valle del Verde, come ci indica il cartello stradale. Arrivati in paese ci accoglie un cartello di benvenuto in dialetto tradotto in molte lingue, dove una volta si trovavano le poste. Adesso per trovarle bisogna andare all'unico ufficio che c'è a Pontremoli. Anche le vie del paese sono segnalate in italiano e in dialetto, mi piace. Non sono un esperto, ma mi ricorda un po' il genovese per l'uso della "u". Andiamo verso la chiesa, incontriamo un ristorante chiuso e poi nella piazzetta della chiesa due signori. Uno di loro mi chiede di dove sono, se vengo da lontano. Cominciamo così a parlare e scopriamo di conoscere una persona in comune, Sauro. Mi invita allora a prendere un prosecco al suo bar. Entrare nel bar/alimentari/negozio del simpaticissimo Pietrino è un po' come fare un salto indietro nel tempo, tutto nostrano e vecchio stile e anche un po' freddino. Mi racconta che ormai d'inverno non c'è proprio più nessuno, però d'estate c'è fin troppo gente! Tornano i villeggianti, dalla Francia e dall'Inghilterra, poi ad agosto fanno una festa al campo sportivo e lì scopriamo di conoscere una seconda persona in comune, Elisabetta di Lagoscuro. Momento serendipity. Pietrino lavorava come postino a Pontremoli, quando c'era tanta gente però, tanti suoi amici son dovuti partire. Ribeviamo un altro prosecco ed entra Andrea, un suo amico, facciamo quattro chiacchere e poi è il momento dei saluti, gli lascio l'indirizzo del blog, chissà se lo leggerà e mi dice che anche Guinadi ha il suo sito internet. Andrea mi accompagna però fino alla zona chiamata "Castello", dove c'è una maestà sormontata da un sinistro teschio tipo pirata. Ormai si sta facendo tardi, torniamo alla macchina e decidiamo visitare Baselica, ultimo borgo della giornata. Dalla strada è molto scenografico, il borgo è piccolino, ma la chiesa, di cui non riusciamo a trovare la dedicazione (ogni suggerimento è benvenuto) è molto grande. Facciamo un giro veloce fino al sagrato, la chiesa è chiusa e sprangata, persone viste: zero...
Poco prima della cinque di sera è ormai quasi scuro, diamo per finita la giornata fotografica, peccato per la nebbia e il brutto tempo.

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16 gennaio 2008

31 DICEMBRE 2007: VISITA AI PRESEPI DELLA LUNIGIANA
Finalmente cominciano un po' di giorni da passare in Lunigiana. Arrivati il 30 dicembre, il giorno dopo ci accompagna un sole stupendo. Avendo letto in queste settimane dei diversi presepi presenti nei paesini della Lunigiana, decidiamo di visitarne alcuni tra Pontremoli e Villafranca. Cominciamo da quest'ultimo, nel letto del torrente Bagnone, ai piedi del mulino che ospita il Museo Etnografico della Lunigiana. Grosse figure stilizzate ornano le acque e rimaniamo ad ammirare per qualche minuto la composizione. Ne approfittiamo per visitare anche la vicina chiesa di San Giovanni, con all'interno un presepe e un altro appena fuori, chiuso dietro ad un inferriata.
Ci dirigiamo quindi verso Mocrone, dove avevo letto si trovasse un presepe panoramico. Dopo casa Benedicenti e prima del ristorante Gavarini, in un piccolo spiazzo di una curva a gomito, un cartello ci indica il presepe che veste un tratto di costa della collinetta di fronte. Un po' deludente, senza volerne a nessuno, facciamo fatica ad individuare le figure; una ripulita ad alberi e sterpaglie lo avrebbe reso più chiaro. Visitiamo anche la chiesa, anch'essa decorata da un presepe e saliamo anche fino alla bella chiesetta di San Maurizio, accanto al cimitero, da dove si gode un bel panorama di Malgrate.
Riprendiamo la macchina e ora destinazione Mignegno, per la visita al presepe elettromeccanico. La porta del locale accanto alla chiesa dove si trova il presepe è chiuso, ma due signore ci dicono di aspettare un attimo: vanno a chiamare chi ha le chiavi.

Il presepe di Mignegno ricorda quello di Pallerone, visitato l'anno scorso, è molto suggestivo e rimaniano ad ammirarlo una buona mezz'ora, scoprendo poco a poco tutti i movimenti delle statuine. Dopo l'arrivo di una famigliola, lasciamo il presepe e prendiamo per Vignola, dove è esposto accanto alla pieve di San Pancrazio il presepe orientale. Anche questo è arricchito dai movimenti delle figure, anche se meno ricco del precedente, ci sembrano movimenti più dolci e meno meccanici.

Meritava comunque una visita, anche per vedere i pipìn all'interno della chiesa. Una signora intenta nelle pulizie ci racconta che il 2 maggio svolgono ancora la festa appena sopra Vignola, dove una volta li bruciavano per buon augurio.
Chiudiamo con questa poesia sulla nascita del Salvatore di Mauro Rocati, poeta dialettale pontremolese, che dopo la nostra visita ci regala il suo libro "L'om sarvàdghe" (L'uomo selvatico):


LA SCRANA D'GEŜÜ BAMBIN
Quand a nas al fië d'ün Rë, i canùn i fan trunar
or, argent, cüne, pisi, ŝmërli, d'tüt i'g fan truvar

I fan festa par na stmana, bai e canti, nota e dì
ma, se a tir la tramuntana, stë ben godi i è bèl e fnì

I g'han tüti al scrane d'or, gran lachè e servitü,
ma a baste un vëntarel che stà scrana la dà šü.

Të t'è nad là an cla grota, o më car Bambinèl,
fra n'aŝnët, un bë, an tal foi e, dal fen, forsi un manel.

Nun canùn, ma Alelüia, mës'ci a canti d'Serafìn,
i ang'li an coro i'han cantà, sul par Të o më Bambin.

Sul trei Savi, Saraŝìn, cun na branca de Pastùri,
povri, sturpi, a sënt a sënt, i t'han fat i së unuri.

Quanti Rë e Imperaturi i han pruvà a spasarte via,
ma i meschin, ben anca siuri, i han fat mal la së gunia.

E poi chëi dai sulìn düri, chisà quanti à n'è pasà,
cun suldati, sodi, unuri, tüti quanti i'én trabücà.

Da Erode ai nostri dì, sëmpr i t'han perseguità
e pënsar che mai na vota, la të scrana l'à scrulà.

I atri Rë i g'han preputënsa, al terùr, s'ciopi e gùŝa.
Të che t'si al Rë dal mundë, të, par scrana, t'gh'è na Cruŝa.


Traduzione
IL TRONO DI GESÙ BAMBINO

Quando nasce il figlio di un Re, i cannoni fanno tuonare,
oro, argento, culle, pizzi, smerli, di tutto gli fanno trovare.

Fanno festa per una settimana, balli e canti notte e giorno,
ma, se tira la tramontana, questo bengodi è subito finito.

Hanno tutti troni d'oro, gran lacchè e servitù,
ma, basta un venticello che stò trono cade giù.

Tu sei nato in una grotta, o mio caro Bambinello,
fra un asinetto, un bue, nelle foglie e, del fieno, forse, un fascio.

Non cannoni, ma Alleluia, mescolati ai canti dei Serafini,
gli Angeli, in coro, hanno cantato solo per Te o mio Bambino.

Solo tre Savi Saraceni, con un branco di Pastori,
poveri, storpi a cento a cento, ti hanno fatto i loro onori.

Quanti Re e Imperatori hanno provato a spazzarti via,
ma i meschini, ben anche se signori, hanno fatto male la loro agonia.

E, poi, coloro dai colletti duri, chissà quanti ne son passati,
con soldati, denari, onori, tutti quanti son cascati.

Da Erode ai giorni nostri, sempre ti hanno perseguitato
e pensare che, mai una volta, il tuo Trono ha traballato.

Gli altri Re hanno prepotenza, il terrore, fucili e voce.
Tu che sei il re del mondo, tu, per trono, hai una croce.

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