Terre di Lunigiana

18 ottobre 2008

28, 30 AGOSTO 2008: LA VIA FRANCIGENA IN LUNIGIANA DAL PASSO DELLA CISA A PONTREMOLI



Ed alla fine lo abbiamo fatto, almeno in parte. Da ormai alcuni anni posticipavo continuamente il percorso della Via Francigena in Lunigiana, dopo aver letto libri di trekking e altri più storici. Le notizie che avevo trovato sul tracciato in Lunigiana erano a volte discordanti, sopratutto dal Passo della Cisa fino ad Aulla. La strada napoleonica SS62 della Cisa ne ricalca il tracciato, ma percorrerla da odierni pellegrini è orribile anche se più veloce.
Negli ultimi tempi leggevo su giornali locali di attività lungo il percorso, pulitura di sentieri, aggiunta di nuova segnaletica, passaggio di studenti, guardie svizzere, comitive di giornalisti etc. Qualche camminatore lo avevo visto ogni tanto, sempre lungo la statale però, con il bastone anche, briciole rispetto a quello che è il "Camino de Santiago" verso Compostela. Leggevo sempre della migliore situazione della Francigena nell'Appennino Parmense, con la riconversione in ostelli di case cantoniere. Niente di tutto questo nella nostra zona, dove i posti tappa del trekking Lunigiana sono più o meno abbandonati al loro destino.
Comunque, ci prepariamo mentalmente per affrontare il percorso un paio di giorni prima. Compagni di viaggio saranno Gabriele, per tutto il tempo, e Paolo, per metà, causa problemi di diversa natura che spiegherò più avanti. L'idea malsana è infatti quella di percorrerla in mountain bike (anche se la mia bici non si puù definire tale), inspiegabilmente pensiamo che sia tutta in discesa... Per fugare qualsiasi dubbio, NON fatela in mountain bike, oppure chiedetelo a Paolo per vedere cosa vi consiglia (!). Solo in alcuni tratti si può fare ed in altri è un vero supplizio e può essere pericoloso.
Ritrovo ore 8 e mezza di mattina. Naturalmente non pedalaremo fino al Passo della Cisa, partiamo con tre macchine, due le lasciamo a Mignegno e saliamo fino al Passo. La giornata è stupenda, il programma prevede arrivare a Filattiera per l'una. Ignari! Informazioni nulle sui tempo di percorrenza e sullo stato dei sentieri, ma siamo armati di buona volontà. I miei due compagni si presentano in tenute da ciclisti professionisti, facendomi sentire un po' fantozziano.
Arriviamo dunque in cima, lasciamo la macchina e ci incamminiamo verso la chiesa della Madonna della Guardia. Paolo vorrebbe scendere lungo la statale fino ad un cartello indicante la Via Francigena, visto dopo Montelungo, io e Gabriele lo convinciamo, come poi avverrà ripetutamente più avanti, a seguire i cartelli che indicano la salita verso la chiesetta. Spingendo le biciclette cominciamo la nostra avventura. Viste le rimostranze di questo puledro ingabbiato che è Paolo, mi sento di rassicurarlo sulla bontà del percorso e che è praticamente tutto in discesa. Ci sarà un fondo di verità in questo.
All'inizio lo sterrato è sufficientemente ampio e pulito, in continuo saliscendi, abbastanza marcato (cioè, siamo sempre con il piede a terra), per poi restringersi in una sorta di viottolo con pietre di diverse dimensioni che spuntano pericolosamente per le ruote di una bici. Bisogna fare attenzione ad non impuntarsi con la ruota anteriore e rischiare di cadere (tutte queste precauzioni non serviranno al nostro Paolo). Siamo completamente coperti dal bosco, ma bisogna dire che la segnaletica è buona, praticamente impossibile perdersi, con segnali bianco-rossi o pali di legno con il simbolo del pellegrino piantati nel terreno. Dopo un tratto in discesa alquanto accidentato, con un piccolo stapiombo sulla nostra sinistra, saliamo ascoltando le prime imprecazioni che vengono dagli alberi, o dalla gola di Paolo, che perde l'equilibrio e rischia di cadere, protetto per sua fortuna dal tronco di un albero, l'ormai famoso "Faggio della Cisa". Il sentiero ricomincia a salire, ma si fa proprio stretto, anche se più pulito e senza sassi. La vegetazione però lo invade e ampliarlo leggermente sarebbe l'ideale, non per le bici, ma anche per chi va a piedi. Le spine dei roveti ci tormentano, finchè usciamo in una bellissima e altissima pineta, grata sorpresa, dove la strada sterrata di fa comoda e quasi panoramica. Scendiamo con ampie curve per breve tempo e ricominciamo il saliscendi fino a spuntare in un piccolo spiazzo dove sotto di noi vediamo Montelungo, la cui vista ci accompagnerà per molto tempo. La Francigena ora si ricongiunge con la statale della Cisa per un brevissimo tratto. I maggiori problemi sono però legati allo stato animico di Paolo. Paragonando quella famosa scena di Fantozzi sciatore, ritrovato solo a tarde notte dopo i suoi sci e le sue racchette, io e Gabriele aspettiamo l'arrivo del terzo compagno di ventura. Per poco non arriva prima una ruota, poi il manubrio e la catena, ma la possente voce colorita di Paolo non tardi nel farsi udire. Si lamenta dell'impraticabilità del sentiero per una bicicletta, (dice in dialetto che se frena con quello di dietro, scivola, se frena con quello davanti, si ribalta) prendendosela con me per essersi fatto convincere. Minaccia di tornare a Pontremoli lungo la strada asfaltata e di aspettarci giù. La capiamo, ha appena sofferto una caduta, ma siamo partiti insieme con le macchine e non può farci questo. Dopo un breve tira e molla, lo convinciamo a seguirci, dicendogli che sarà tutto in discesa, ma lui insiste che vuole pedalare in piano ("Me a voi al par").
Ed eccoci dopo un breve tratto di asfalto a seguire il cartello della Via Francigena, molto chiaro, verso la Valdantena. Questo è il tratto più bello in assoluto, il panorama della valle e dei suoi borghi è unico, nonostante il serpentone dell'autostrada della Cisa. Ci fermiamo un momento per controllare le condizioni della schiena di Paolo, solo qualche graffio nonostante le sue lamentele.
Siamo proprio sul crinale, da una parte i paesi di Gravagna San Rocco e Gravagna Montale sotto il Groppo del Vescovo, dall'altra, da sinistra a destra Montelungo, Succisa e la Valdantena, con i suoi paesini: Cargalla, Groppodalosio, Casalina, Toplecca e Versola quelli che riusciamo a decifrare. In questo tratto ritornano la calma e la fiducia nel gruppo. La strada e ampia e altamente panoramica, non particolarmente faticosa nonostante qualche salitella. Ma ecco all'improvviso tutto si restrige, il comodo tratturo divento uno stretto sentierino e quindi una mulattiera franosa, anche se torna ad allargarsi, con molte rocce di piccole dimensioni che rendono il percorso scivoloso. Procediamo con estrema cautela, a volte scendendo dalla bici davanti a discese particolarmente impegnative. Paolo però, volenteroso e aitante, decide di lanciarsi in una discesa spericolata, nonostante gli avvisi miei e di Gabriele, fermi ad aspettarlo. Come una scarica elettrica ecco giungerlo, un sonoro fiume in piena. Difficile dire cosa si prova in quei momenti. Vedere in diretta una caduta di quel genere, con la smorfia della paura dipinta sul volto del malcapitato ed assistere ad una capriola con bici incorporata che sfida la gravità è certamente un avvenimento eccezionale. Si capisce anche da dove nascano le leggende di fate e folletti nascosti nei boschi incantati o di spaventosi esseri che abitano i boschi più fitti della montagna. Le imprecazioni di Paolo risuonano in tutta la valle, moderno yeti lunigianese, spauracchio dei pastori e dei taglialegna. Dopo le prime rassicurazioni tra di noi, vedendolo comunque in ottime condizioni nella sue lamentele, a stento tratteniamo le risate. Io mi nascondo dietro un grosso sasso per non farmi vedere, il momento è tragicomico. Paolo grida a pieni polmoni, è irrefranabile nella sua ira e ovviamente non si possono riportare su carta i suoi pensieri.
Riprendiamo il cammino nei pressi di un segnale del Trekking GEA. Il cartello della Via Francigena ci indica la discesa che continua restringendosi via via e facendosi anche complicata per le bici, a causa dei molti sassi di diverse dimensioni sparsi qua e là. La situazione è un po' tesa, Paolo è deciso a mollare appena possibile. Io e Gabriele soprassediamo e continuiamo la discesa, passando nei pressi di una cappelletta con una maestà di una Madonna con Bambino per arrivare finalmente in vista di Cavezzana Valdantena, che in breve raggiungiamo.
I cartelli della Via Francigena indicano a sinistra, ma noi prendiamo a destra per vedere il paese, bere abbondantemente ad una fontanella e raffreddare anche gli animi. Sono le 11 e mezza.
Non so come, ma riusciamo a riconvincere Paolo di non separarci, torniamo sui nostri passi e proseguiamo il percorso. Qua il sentiero si fa stretto e non proprio ben tenuto. L'erba invade quasi la sterrata, finchè comincia un'altra mulattiera piena zeppa di ciotoli, molto pericolosa in bicicletta. La percorriamo in parte a piedi e con molta attenzione, ma ciò non impedisce la terza caduta di questa particola Via Crucis. Gabriele afferma che Paolo è caduto da fermo, io non ho visto, ma non posso non credergli. In una cosa ha ragione, non si può percorrere in bici la Via Francigena, almeno in questo tratto che sbuca finalmente a Groppoli di Valdantena. E qua non c'è più niente da fare. Paolo chiede a una signora dove si trova la strada per Pontremoli e la segue, dicendo di aspettarci alle macchine. Rimaniamo in due e continuiamo, ma la strada è ancora lunga, non ce la aspettavamo così impegnativa. Scendiamo ora verso il torrente Civasola, che raggiungiamo immediatamente. D'estate è poco più di un ruscello e lo superiamo senza problemi, anche se un filo di ferro è attaccato a due alberi per guadarlo in altri periodi dell'anno. Il problema, serio, è ora la risalita. Il sentiero che porta a Previdè è ripido, stretto e faticoso. non ci credo che i pellegrini medievali scegliessero queste strade. E noi abbiamo le biciclette sul groppone. Ho un brutto ricordo e nessuna fotografia della salita. Siamo senz'acqua, sotto il sole a picco e dannatamente stanchi, quando, ciliegina, mi si buca la ruota anteriore. Botta di sfiga tremenda. Arrivati finalmente in cima, tolgo il chiodo, ebbene si, un chiodo, dal copertone e do per conclusa la mattinata. È l'una ormai, per le due non ce l'avremmo comunque fatta. Mestamente torniamo verso Mignegno, non senza fatica, un lungo tratto è infatti in salita. Gabriele mi precede per andare incontro a Paolo, che si trova alla macchina e dopo quella che mi sembra un'eternità, li incrocio in macchina. Carichiamo la bici e torniamo al Passo della Cisa con un senso di insoddisfazione per non aver terminato ciò che ci eravamo ripromessi.
Dopo l'iniziale scoramento, non ci diamo per vinti. Prontamente riparo la ruota e già decidiamo di riprovarci a finire la Via Francigena due giorni dopo. Ovviamente io e Gabriele, Paolo è ancora sotto choc per le cadute e continua a mandarmi maledizioni via sms. Insomma, ci si ritrova al bar e partenza per Previdè. È un'altra giornata stupenda, come mai tante da diversi giorni. Iniziamo quindi la Via Francigena, speranzosi di trovare un percorso accessibile in bici e non faticoso come l'ultimo tratto della volta precedente. Usciamo subito dal paese in discesa lungo una mulattiera, e la strada diventa subito stretta e sassosa, difficile da fare in bici ed anche a piedi si procederebbe in fila indiana. Sulla nostra destra ci accompagnerà la bella vista della Valdantena e soprattutto di Casalina, siamo praticamente sempre con il piede a terra, ma in breve arriviamo a Groppodalosio. Vediamo una signora che ci chiede se cerchiamo il ponte, deve essere famoso quindi. Si riferisce al ponte medievale sul fiume Magra che si vede dal paese e da dove passa la Francigena. Come altri piccoli borghi della Valdantena e della Lunigiana in generale, Groppodalosio è composto completamente da poche case in pietre, alcune le stanno ristrutturando, altre sono lasciate al loro destino. In breve siamo sul ponte, forse il simbolo di questa parte alta della Via Francigena in Lunigiana. Sotto scorre il fiume, che qua ha un regime torrentizio ed è molto suggestivo. Abbiamo fatto trenta, facciamo anche trentuno.
Un sentierino scende fino al Magra in cinque minuti e non perdiamo l'occasione per vedere il ponte dal sotto, ci si potrebbe fare anche il bagno se ci battesse un po' il sole. Riprendiamo il nostro cammino, dopo una breve discesa la strada risale e in poco meno di dieci minuti arriviamo a Casalina. Sbuchiamo sulla strada asfaltata, attraversiamo ed entriamo nel borgo. La situazione della Via Francigena in questo breve tratto è deplorevole, erbacce ovunque, il sentiero non si vede, anche se è segnalato. Incontriamo una signora che ci offre delle noccioline, ma noi cerchiamo acqua. Vicino troviamo una fontanella, la terza dopo Cavezzana D'Antena e Groppodalosio. Ci dissetiamo e seguiamo le indicazioni. Per adesso siamo contenti del percorso, interessante e panoramico.
Nelle nostre menti, la Via Francigena dovrebbe adesso scendere dolcemente fino a Pontremoli. Nulla di più sbagliato, si segue la strada asfaltata in salita fino al cimitero di Casalina e poi devia sulla sinistra nel bosco. Vediamo Montelungo in lontananza, dove eravamo l'altro ieri, sotto di noi Previdè e più in alto Groppodalosio. Stiamo praticamente percorrendo a mezza costa il monte in direzione Arzengio, dapprima lungo uno stradino in discesa che diventa mulattiera abbastanza comoda. È l'inizio di un lungo e monotono saliscendi, a tratti pure molto faticoso, rotto solo dalla presenza di tre pontini in pietra (medievali?) su piccoli canali e dalla strada asfaltata dove sbuchiamo due volte, incrociando la strada che porta al Passo del Cirone. È un tratto molto lungo, sempre nel bosco, senza nessuno scorcio panoramico. In questo tratto ci chiediamo molte volte se i pellegrini medievali giravano così in tondo per arrivare a destinazione, "la Francigena è un'area strada", dico a Gabriele senza convinzione.
Finalmente, assetati e stremati sbuchiamo a cielo aperto al Passo della Crocetta, crocevia di diversi sentieri tra cui quello al rifugio Mattei. Dall'alto ci godiamo il panorama accanto alla chiesa della vallata del Magra e cominciamo la ripida e complicata discesa verso Arzengio. Siamo sulla strada selciata della Via Crucis che porta al paese, le grosse pietre che spuntano qua e là richiedono la massima attenzione, Gabriele fila giù come un fulmine, io prendo qualche precauzione in più. Lo trovo all'entrata di Arzengio seduto vicino alla fontana, finalmente!
Beviamo e ribeviamo, ormai è quasi fatta, Pontremoli è sotto di noi anche se non lo vediamo. Rimontiamo in sella e attraversiamo il paese lungo la strada asfaltata per un breve pezzo, poi seguiamo a destra il segnale della Francigena in discesa. A destra in basso ecco Mignegno, più in alto, Traverde. Quest'ultimo tratto non è particolarmente impegnativo, anche se la discesa si fa sentire. Il manubrio della mia bici sta avendo qualche problema, ma resiste.
In dieci minuti siamo nei pressi del vecchio ospedale di Sant'Antonio, che raggiungiamo superando un bel ponte sul Magra. Sbuchiamo sull'agognata statale della Cisa dopo quasi cinque ore, Porta Parma e Pontremoli sono ormai a pochi metri, ma noi andiamo dall'altra parte, in salita verso Mignegno.... dove abbiamo lasciato la macchina. Ce l'abbiamo fatta!!!

Informazioni per chi fa il pellegrino moderno:
Visto che vi siete sorbiti tutto il racconto, ecco alcune informazioni che mi sarebbe piaciuto sapere prima di iniziare.
La buona notizia è che è impossibile perdersi, la segnaletica lungo il tracciato è da 10, con paletti conficcati nel terreno con il simbolo della Via Francigena o quelli bianchi e rossi del CAI. Non ci sono in generale passaggi molto impegnativi, se non la risalita dal torrente Civasola fino a Previdè. Importante: abbiamo trovato lungo tutto il percorso solo 4 fontanelle. In molti punti i sentieri potrebbero essere meglio tenuti, soprattutti nel primo tratto dal Passo della Cisa, dove a volte si segue un minuscolo sentierino e si può solo andare in fila indiana; tra Cavezzana e Groppoli di Valdantena, con tutti quei sassi che danno fastidio anche a chi cammina; un piccolo tratto per arrivare a Casalina, completamente infestato dalle erbacce. Si nota lo sforzo per non far passare la Francigena lungo la strada asfaltata, ma a volte si ha la sensazione di allungare inutilmente il percorso. La parte più bella è sicuramente dal crinale della Valdantena fino a Casalina. In generale:
- Passo della Cisa - Statale della Cisa: sempre nel bosco, tranne qualche spiazzo da dove si vede Montelungo e la valle. Chi va di fretta più cominciare più in basso, anche se la pineta è veramente bella.
- Statale della Cisa - Cavezzana Valdantena: il tratto più suggestivo, sul crinale della Valdantena, vista su tutta la valle da una parte, Gravagna dall'altra. Poi la discesa entra in un bosco, si incontra una cappelletta con una maestà e si arriva a Cavezzana. Per entrare nel borgo c'è un bel ponte in pietra con una maestà.
- Cavezzana Valdantena - Groppoli di Valdantena: un po' monotono, poi a Groppoli un'altra maestà e le caratteristiche case di pietra.
- Groppoli di Valdantena - Previdè: nessun particolare artistico o paesaggistico degno di nota.
- Previdè - Casalina: bella vista di Casalina e della Valdantena; da non perdere Groppodalosio e il ponte medievale.
- Casalina - Passo della Crocetta: Casalina è un bel borgo, ma la strada fino al Passo della Crocetta è lunga e monotona, quasi sempre nel bosco, anche se ci sono tre bei ponti di pietra e si incrociano un paio di maestà.
- Passo della Crocetta - Arzengio - Pontremoli: bella vista della Val di Magra, interessante la Via Crucis che porta a Arzengio (da visitare), un'insolita vista di Mignegno e l'ultimo ponte in pietra sul Magra prima del vecchio ospedale di Sant'Antonio.

Per i bikers. Il tracciato non è da fare in mountain bike, almeno non tutto il percorso. Se però insistete:
- Passo della Cisa - Statale della Cisa: percorribile anche se ci sono passaggi molto stretti. A volte il fondo è sconnesso o sassoso, ma chi è allenato e con esperienza non dovrebbe avere problemi.
- Statale della Cisa - Cavezzana Valdantena: molto bella nel primo tratto, poi tutto in discesa, anche con forti pendenze quando si entra nel bosco. Il fondo è friabile, occorre molta attenzione. Tutto sommato ben fattibile.
- Cavezzana Valdantena - Groppoli di Valdantena: sentierino di terra all'inizio che poi inizia a scendere e si allarga un po' e diventa completamente ricoperto di sassi di medie dimensioni abbastanza pericolosi (sembra quasi il letto di un canale) per le ruote. Non lo consiglio particolarmente. Da Cavezzana si può raggiungere Groppoli lungo la strada asfaltata.
- Groppoli di Valdantena - Previdè: assolutamente da non fare in bici. Ok in discesa fino al torrente Civasola, la risalita della valletta è un suicidio in bici, si fa molta fatica solo a piedi. Quindi, continuare lungo la strada asfaltata scendendo al Molinello e risalire per Previdè.
- Previdè - Casalina: fino a Groppodalosio difficile non mettere il piede a terra spessissimo, poi ok. Quindi, ancora per la strada asfaltata fino a Groppodalosio, poi si scende al ponte medievale e si sale a Casalina.
- Casalina - Passo della Crocetta: chi è allenato se la fa tranquillamente, anche se è abbastanza faticoso. In discesa il sentiero è stretto, poi si allarga e diventa una bella mulattiera.
- Passo della Crocetta - Arzengio - Pontremoli: discesone con forti pendenze all'inizio. Si fa, ma sempre in tensione, terreno molto sassoso.

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4 Commenti:

  • At ven nov 21, 02:12:00 AM, Anonymous Anonimo said…

    ..quella che tu hai fatto, dal passo del righedo a pontremoli, purtroppo NON E'LA VERA FRANCIGENA purtroppo, ma un FALSO STORICO bello e buono perchè era più facile far passare i pellegrini attuali da lì anzichè ripristinare la vera FRANCIGENA che passa da MONTELUNGO, scende a SUCCISA, MIGNENO e PONTREMOLI..facci caso, vai a vedere un posto che si chiama AL PALASì (il palazzo) antico spedale dei pellegrini...

     
  • At ven nov 21, 09:19:00 AM, Blogger Terre di Lunigiana said…

    Girando così in largo ci è venuto il dubbio! (lo scrivo anche nel racconto). Da qualche parte, tempo fa, avevo letto di un Via Francigena che passava da dove dici tu (anche da Cargalla vero?). Hai più informazioni? Al Palasi dove si trova, sotto o sopra Montelungo? Ci sono ancora alcuni resti dello xenodochio?

     
  • At mar apr 07, 11:40:00 AM, Anonymous Anonimo said…

    guarda, si è costituita una nuova associazione che sò stà risistemando con volontari la vecchia che hanno "scoperto" la Francigena autentica nei boschi..per info vai su:

    http://succisa.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=72:fondata-associazione-via-francigena-alta-lunigiana&catid=1:utime-notizie

     
  • At mer dic 22, 11:19:00 AM, Anonymous Anonimo said…

    il blog è bellissimo, mi permetto un consiglio tecnico: apri le immagini in una nuova finestra altrimenti se uno chiude l'immagine ingrandite chiude anche il blog.

     

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