Terre di Lunigiana

16 gennaio 2008

31 DICEMBRE 2007: VISITA AI PRESEPI DELLA LUNIGIANA
Finalmente cominciano un po' di giorni da passare in Lunigiana. Arrivati il 30 dicembre, il giorno dopo ci accompagna un sole stupendo. Avendo letto in queste settimane dei diversi presepi presenti nei paesini della Lunigiana, decidiamo di visitarne alcuni tra Pontremoli e Villafranca. Cominciamo da quest'ultimo, nel letto del torrente Bagnone, ai piedi del mulino che ospita il Museo Etnografico della Lunigiana. Grosse figure stilizzate ornano le acque e rimaniamo ad ammirare per qualche minuto la composizione. Ne approfittiamo per visitare anche la vicina chiesa di San Giovanni, con all'interno un presepe e un altro appena fuori, chiuso dietro ad un inferriata.
Ci dirigiamo quindi verso Mocrone, dove avevo letto si trovasse un presepe panoramico. Dopo casa Benedicenti e prima del ristorante Gavarini, in un piccolo spiazzo di una curva a gomito, un cartello ci indica il presepe che veste un tratto di costa della collinetta di fronte. Un po' deludente, senza volerne a nessuno, facciamo fatica ad individuare le figure; una ripulita ad alberi e sterpaglie lo avrebbe reso più chiaro. Visitiamo anche la chiesa, anch'essa decorata da un presepe e saliamo anche fino alla bella chiesetta di San Maurizio, accanto al cimitero, da dove si gode un bel panorama di Malgrate.
Riprendiamo la macchina e ora destinazione Mignegno, per la visita al presepe elettromeccanico. La porta del locale accanto alla chiesa dove si trova il presepe è chiuso, ma due signore ci dicono di aspettare un attimo: vanno a chiamare chi ha le chiavi.

Il presepe di Mignegno ricorda quello di Pallerone, visitato l'anno scorso, è molto suggestivo e rimaniano ad ammirarlo una buona mezz'ora, scoprendo poco a poco tutti i movimenti delle statuine. Dopo l'arrivo di una famigliola, lasciamo il presepe e prendiamo per Vignola, dove è esposto accanto alla pieve di San Pancrazio il presepe orientale. Anche questo è arricchito dai movimenti delle figure, anche se meno ricco del precedente, ci sembrano movimenti più dolci e meno meccanici.

Meritava comunque una visita, anche per vedere i pipìn all'interno della chiesa. Una signora intenta nelle pulizie ci racconta che il 2 maggio svolgono ancora la festa appena sopra Vignola, dove una volta li bruciavano per buon augurio.
Chiudiamo con questa poesia sulla nascita del Salvatore di Mauro Rocati, poeta dialettale pontremolese, che dopo la nostra visita ci regala il suo libro "L'om sarvàdghe" (L'uomo selvatico):


LA SCRANA D'GEŜÜ BAMBIN
Quand a nas al fië d'ün Rë, i canùn i fan trunar
or, argent, cüne, pisi, ŝmërli, d'tüt i'g fan truvar

I fan festa par na stmana, bai e canti, nota e dì
ma, se a tir la tramuntana, stë ben godi i è bèl e fnì

I g'han tüti al scrane d'or, gran lachè e servitü,
ma a baste un vëntarel che stà scrana la dà šü.

Të t'è nad là an cla grota, o më car Bambinèl,
fra n'aŝnët, un bë, an tal foi e, dal fen, forsi un manel.

Nun canùn, ma Alelüia, mës'ci a canti d'Serafìn,
i ang'li an coro i'han cantà, sul par Të o më Bambin.

Sul trei Savi, Saraŝìn, cun na branca de Pastùri,
povri, sturpi, a sënt a sënt, i t'han fat i së unuri.

Quanti Rë e Imperaturi i han pruvà a spasarte via,
ma i meschin, ben anca siuri, i han fat mal la së gunia.

E poi chëi dai sulìn düri, chisà quanti à n'è pasà,
cun suldati, sodi, unuri, tüti quanti i'én trabücà.

Da Erode ai nostri dì, sëmpr i t'han perseguità
e pënsar che mai na vota, la të scrana l'à scrulà.

I atri Rë i g'han preputënsa, al terùr, s'ciopi e gùŝa.
Të che t'si al Rë dal mundë, të, par scrana, t'gh'è na Cruŝa.


Traduzione
IL TRONO DI GESÙ BAMBINO

Quando nasce il figlio di un Re, i cannoni fanno tuonare,
oro, argento, culle, pizzi, smerli, di tutto gli fanno trovare.

Fanno festa per una settimana, balli e canti notte e giorno,
ma, se tira la tramontana, questo bengodi è subito finito.

Hanno tutti troni d'oro, gran lacchè e servitù,
ma, basta un venticello che stò trono cade giù.

Tu sei nato in una grotta, o mio caro Bambinello,
fra un asinetto, un bue, nelle foglie e, del fieno, forse, un fascio.

Non cannoni, ma Alleluia, mescolati ai canti dei Serafini,
gli Angeli, in coro, hanno cantato solo per Te o mio Bambino.

Solo tre Savi Saraceni, con un branco di Pastori,
poveri, storpi a cento a cento, ti hanno fatto i loro onori.

Quanti Re e Imperatori hanno provato a spazzarti via,
ma i meschini, ben anche se signori, hanno fatto male la loro agonia.

E, poi, coloro dai colletti duri, chissà quanti ne son passati,
con soldati, denari, onori, tutti quanti son cascati.

Da Erode ai giorni nostri, sempre ti hanno perseguitato
e pensare che, mai una volta, il tuo Trono ha traballato.

Gli altri Re hanno prepotenza, il terrore, fucili e voce.
Tu che sei il re del mondo, tu, per trono, hai una croce.

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