Terre di Lunigiana

18 gennaio 2007

Capodanno in Lunigiana: 1 e 2 gennaio 2007
Anno nuovo, nuove escursioni. Il primo gennaio è passato tra grandi dormite, un gelato da Alvaro a Pontremoli, per fare quattro passi e una serata molto tranquilla al bar del paese, tra partite di bigliardino, carte e ping pong. Facciamo comunque una vasca a Pontremoli, ma abbiamo mangiato poco e verso le undici andiamo a Teglia, da Buttini, per una pizza. Teglia è stato negli anni passati il nostro rifugio e di moltissimi altri a una certa ora notturna. Meno male che queste piccole tradizioni non cambiano. Decidiamo il da farsi per il giorno dopo e per una volta abbandoniamo i confini della Lunigiana strettamente detti.
Il 2 gennaio partiamo per le Cinque Terre, vista la bassa stagione, anche se durante le vacanze di Natale, ci andiamo in macchina, cosa che assolutamente sconsigliamo in altri periodi dell'anno. Prendiamo l'autostrada ad Aulla fino alla Spezia, entriamo in città e seguiamo le indicazioni per le Cinque Terre e Portovenere, dove poi si divide la strada ad un semaforo: dritto inizia a salire verso Riomaggiore, a sinistra per Portovenere. Fino alla prima delle Cinque Terre, la strada è molto comoda e da un rettilineo dove è possibile parcheggiare, si gode uno splendido panorama della Spezia. Scorgiamo alcuni ruderi sulla destra, quelli del castello di Coderone. Lungo il cammino ci fermiamo a vedere Biassa, da dove partono numerosi sentieri verso il mare, che però non battiamo. Il paesino è caratteristico e ben tenuto. Nel piazzale della chiesa incontriamo altri due turisti che ci propongono di andare a chiedere al tabaccaio le chiavi della chiesa. Ci accompagna la signora del negozio e visitiamo l'interno, con belle statue, un pulpito in marmo e l'immancabile presepe.
Riprendiamo il nostro cammino verso Manarola, saltiamo Riomaggiore, spesso visitato in estate. La strada dopo Riomaggiore si restringe leggermente ma è ancora buona. Lasciamo la macchina in un parcheggio a pagamento a 10 a minuti a piedi dal borgo. È piccolo naturalmente, ma c'è posto. Il vento è molto forte e fastidioso, arriviamo sul piazzale della chiesa di San Lorenzo, con il bellissimo rosone e l'oratorio dei Disciplinati. Scendiamo verso il mare passando da un mulino in fase di ristrutturazione, da un ampio spiazzo e dalle case colorate ai lati. Ci sono molti turisti e il vento continua a battere. Dal porticciolo saliamo sulla destra fino al cimitero e la strada per Corniglia, che si vede in fondo. Inevitabile la foto del borgo da qua.
Rimandiamo il pranzo e andiamo verso Corniglia. Dopo Volastra, la strada comincia a restringersi e in molti punti passa solo una macchina. Sono pochi chilometri però e con panorami stupendi arriviamo. Il borgo è molto più piccolo ed è l'unico delle Cinque Terre che non ha un accesso diretto al mare. La chiesa di San Pietro ricorda moltissimo quella di Manarola. Ci fermiamo in un alimentari e ci facciamo fare un panino, ci sono anche alcuni americani. Corniglia è praticamente solo una via che sbocca nella piazza dove si trova l'oratorio dei Disciplinati e su una terrazza sul mare. Facciamo alcune foto e riesco anche a rubarne una del nostro fotografo ufficiale Claudio. Ritornando verso la macchina, spunta improvvisamente una signora da un portone e ci chiede se vogliono bottiglie di vino che fa lei. Ne compriamo una...
Sulla strada verso Vernazza, ci fermiamo a San Bernardino, da dove godiamo di una fantastica vista. La strada per Vernazza è abbastanza brutta per i tornanti stretti, non incontriamo molte macchine, sono quasi le 4 e già si nota il sole che scende. Qua il parcheggio è abbastanza lontano, (la prossima verremo sicuramente in treno), 20 minuti in discesa, che poi dovremo fare in salita...
Entrati nel borgo andiamo subito verso il mare, dove si trova la chiesa di Santa Margherita di Antiochia e il porticciolo. Tramonto sul mare, decisamente da incorniciare. Ho la strabiliante idea di andare al castello per vederlo dall'alto, saliamo velocemente le scale ignorando un chiaro cartello "Castello Doria chiuso" e ormai senza fiato all'ultima scalinata ci troviamo una porta chiusa. Allora scendiamo di corsa per i carrugi e ritorniamo alla torretta sul mare, beh senza parole, lo spettacolo vale la lunga risalita verso la macchina e il ritorno a casa. Purtroppo fa già notte. A Monterosso la prossima volta.

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17 gennaio 2007

Capodanno in Lunigiana: 31 dicembre
Giorno di Capodanno, ancora nessuna notizia sul da farsi la sera. Dopo mezzogiorno cominciano i contatti febbrili per prendere una decisione, ma da subito si vede che non sarà semplice. Si tirano fuori nomi di ristoranti a ripetizione, si fanno chiamate, tutto pieno, tutto occupato. Il Riketz propone un locale a Santo Stefano Magra, con cenone, Claudio, il nostro fotografo prestato dalle terre spagnole, se ne va in isolamento a Castelnuovo Magra, vorrà festeggiare degnamente la chiusura dei 700 anni di Dante in Lunigiana??? Imprevedibile. Altri si dividono ma siamo comunque una decina.
Dopo le due siamo ancora in alto mare, lasciamo in mano la situazione al Riketz e Andrea (aiuto) e partiamo per il bagnonese: itinerario di borghi con ruderi di castelli : Iera, Treschietto e Compione (vabbè, non ci sono ruderi, ma ci vivrà qualcuno?).
Per arrivarci, da Pontremoli si prende la Statale 62 della Cisa, dopo aver superato Filattiera, si percorre il "giarone" (il vialone) che porta a Villafranca. Prima che finisca, si gira a sinistra seguendo i cartelli per Bagnone e si continua dritti, si entra in paese, si passano i bei portali e dopo il ponte sul torrente si gira a sinistra per Treschietto e Iera, ben segnalati.
Arriviamo finalmente a Iera, ma non riusciamo a trovare il castello, ci fermiamo un momento accanto ad un antico mulino ristrutturato, anzi un po' più di un attimo, Claudio è all'opera, il maestro sta fotografando. Ci guardiamo in giro e chiediamo dei ruderi del castello, ma non ci sanno dire niente. Claudio entra allora nel ristorante che si trova lungo la strada, la Nuova Iera, che prima o poi visiteremo. Bisogna continuare lungo la strada e salire verso Compione e su un tornante sulla destra si notano alcuni ruderi.In questo momento ricevo il messaggio lungamente aspettato. Il dado è tratto, stasera ritrovo alle 20.30 per dirigerci alle 21.00 alla Locanda La Lina a Bagnone. Di questo ristorante, della Nuova Iera e degli altri a Bagnone, imprescindibile visitare Bagnonemia il sito a cura di Giovanni Ruggeri, con moltissime informazioni sulla Lunigiana in generale.
Ma torniamo ai ruderi del castello di Iera. Diamo un'occhiata in giro, rimane ben poco dell'antica fortezza, ma i resti di massi qua e là fanno supporre una dimensione ben maggiore. Inoltre una fosca leggenda ci parla di un tremendo marchese e delle sue perversioni. Per chi non ha molto da fare, si può vedere qui sotto due minuti di erba e pietre calpestate.

Finita la visita, continuiamo a salire verso Compione, ci abiterà ancora qualcuno? Noi non vediamo nessuno, ma sicuramente c'è ancora gente. Subito si vede la chiesa di San Leonardo e nel borgo ci sono bei portali in arenaria, inoltre, nonostante la giornata grigia, la vista è stupenda. Come si può vedere qui sotto poi, l'umore non manca comunque. Da Iera si può salire a Compione lungo un bel sentiero, ma informatevi in paese o fate la strada asfaltata che passa tra i castagni. Torniamo indietro verso Iera per visitare il borgo, dal castello la vista del borgo è suggestiva, pietra grigia, tetti rossi e il campanile che spicca nel mezzo. Il borgo è molto caratteristico e ci facciamo un bel giro, tra stemmi in arenaria, viuzze e case in ristrutturazione. Scendiamo quindi a Treschietto, saltato agli onori delle cronache per essere il paese d'origine della madre di Buffon. In questa giornata di ruderi, questi meglio conservati, entriamo nel giardino che circonda il castello e saliamo all'interno di quella che doveva essere una volta il salone, oggi a cielo aperto. Una crudele leggenda parla di un locale don Rodrigo e delle sue scelleretazze proprio qui. Insomma, tra Iera e Treschietto giravano dei bei personaggi nel Medioevo da queste parti...
Piccola parentesi, qui a fianco una foto artistica della cima della torre di Claudio il fotografo. Si sta facendo scuro, anche se sono solo le 4 e mezza e viste le leggende, facciamo un veloce giro del borgo, passiamo da una galleria aperta dove una signora ci racconta un po' di storia locale e arriviamo fino alla chiesa.
Il giro turistico è ormai finito. Riprendiamo il cammino verso casa preparandoci per la serata. Il ritrovo alle 8 e mezza è piovoso e il ritardo assicurato. Riusciamo comunque a trovarci tutti e andiamo alla Locanda La Lina, due volte a Bagnone nello stesso giorno, per un po' toccherà non ritornarci. Non è un cenone, si paga alla carta. Il ristorante si trova nella piazzetta davanti alla chiesa prepositurale, in un bel palazzo affrescato. Ci lasciamo guidare dai tipici piatti lunigianesi e ascoltando i consigli dell'amico Andrea, prendiamo antipasti della zona e affettati vari, bagnati da un Morellino di Scansano. Erano davvero anni e anni che non provavo una torta d'erbi così buona, complimenti alla cuoca e un consiglio a tutti, ancora me ne ricordo il sapore. Il tempo scorre e ci chiediamo se verrà fatto qualcosa per la mezzanotte o se ci manderanno via prima. Le portate viaggiano a buon ritmo. Come primi giostriamo ravioli di castagne, pappardelle al sugo di cinghiale e testaroli al pesto e come secondi, agnello, cotechino e lenticchie. Nel frattemppo ci tranquillizzano, possiamo rimanere anche dopo la mezzanotte e chiediamo allora uno spumante per brindare. Il cameriere, o padrone, ci guarda con gesto di complicità e sorride(??). L'ora si avvicina ed ecco arrivare l'agognata bottiglia... ma... è un moscato! Niente da fare, ce la apre e punto, pensiamo che sarà per non rovinare il bel soffitto, finchè a mezzanotte stappano tutti i tavoli intorno... Vabbè, è capodanno, brindisi, baci e abbracci e dopo un limoncino usciamo e continuiamo la notte tra Pontremoli, Sarzana e ancora Pontremoli.

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15 gennaio 2007

Capodanno in Lunigiana: 30 dicembre 2006
Nei giorni passati in Lunigiana prima e dopo Capodanno, abbiamo fatto alcune escursioni in alcuni borghi medievali spingendosi fino alle Cinque Terre e Tellaro.
Siamo arrivati il 29 dicembre, con la speranza di poter ripetere l'esperienza dell'anno scorso, con belle sciate nei monti vicini, ma quest'anno il tempo è stato veramente clemente, più primaverile che invernale. La sera andiamo con Andrea, Maurizio e Luca a mangiare da Carolina, a Cravilla di Mulazzo, antipasti misti tipici della Lunigiana (torta d'erbi, coi pien, salumi), ravioli di castagne e tagliata ai funghi e alla rucola, veramente buonissima. Servizio ottimo e rapporto qualità prezzo pure.
Come ogni anno, fino all'ultimo non sappiamo cosa fare il 31 sera, ma non ce ne preoccupiamo, qualcosa salterà fuori. Il giorno 30 decidiamo di andare a Equi Terme, sapendo che le grotte sono chiuse, ma non ci scoraggiamo. Il tempo è scuro e piovoso e la strada fino ad Equi, dopo aver abbandontato la SS 63 del Cerreto è a dir poco penosa, non solo per le condizioni atmosferiche. Buche ovunque, carreggiata ristretta, mancanza di luce una volta sceso il buoi. Un patrimonio come le grotte, ricchezza in Garfagnana all'antro del Corchia e la grotta del Vento, dovrebbero essere più facilmente accessibili. Arriviamo comunque e parcheggiamo appena fuori dal borgo. Ci dirigiamo verso le grotte, ci sono ancora alcune capanne del Presepio Vivente, facciamo un giro del piccolo percorso aperto, nonostante il tempo, Equi conserva il suo fascino, con il ponticello sul torrente Fagli, l'entrata alle grotte e il Solco, fuori dal borgo oltre le terme. Poco prima delle terme, l'acqua emana vapore. La tocchiamo ed è tiepida. Anche dalle piscine sale il vapore. Terme coperte per poter ospitare turisti tutto l'anno sarebbero l'ideale.
La nebbia comincia a scendere e decidiamo lasciare Equi Terme per poter vedere prima che faccia scuro Monte dei Bianchi. Facciamo la strada a ritroso e nei pressi di Monzone prendiamo sulla destra per Monte dei Bianchi, passando da Mezzana. Parcheggiamo appena fuori dal borgo, sede religiosa dell'antica famiglia dei Bianchi d'Erberia e percorriamo la via principale fino alla chiesa e ai resti del monastero. La vista è splendida, ammiriamo Monzone Alto e altri paesini a cui non sappiamo dare nome. Il borgo, come tanti altri della Lunigiana, è ornato da bei portali con stemmi in pietra arenaria. Ci riproponiamo di tornarci in un giorno di sole per vedere meglio il panorama e poter entrare in chiesa.
Sulla via del ritorno, sulla famigerata SR445 della Garfagnana, l'oscurità è totale anche se sono solo le cinque del pomeriggio. Andando verso Aulla, visto il clima natalizio, ci fermiamo a Pallerone a vedere il Presepe Meccanico all'interno della chiesa di San Tommaso Beckett. L'entrata è libera, solo si fa una donazione, necessaria per il mantenimento del presepe. Lo spettacolo è suggestivo ed è accompagnato da una voce esplicativa. Ecco un piccolo video, la qualità è quella che è!
La sera andiamo a cenare Al Pozzo a Filetto di Villafranca, restiamo leggeri dopo l'abbuffata del giorno prima, una bruschetta, testaroli al pesto e panna cotta ai frutti di bosco. Il ristorante è caratteristico ed è pieno per il Capodanno, ancora tutto da decidere...

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