Terre di Lunigiana

12 dicembre 2012

25 GIUGNO 2012: GASSANO, CASCIANA E QUASI... UGLIANCALDO
Eccoci di nuovo nella valle dell'Aulella in un caldo giorno di giugno. Una toccata e fuga in quasi 10 km in due bei borghi. A Gassano ci eravamo fermati diverse volte, al Bar Antico, lungo la strada che si dirama per Groppoli, da dove si vede una splendida vista del castello di Gragnola.
E prima di visitare il borgo ci rifermiamo per un caffè, a fare due discorsi con la barista. Cominciamo poi a perderci un po' nel borgo, molto ben tenuto devo dire, le case in pietra sono in ottime condizioni, la strada ben lastricata, i portali curati e ci sono diversi abitanti qua e là! Al lavoro o a prendere il fresco, salutano e risalutiamo.
Da un bell'arco entriamo nel cuore del borgo, tra la chiesa dei Santi Lucia e Lorenzo, che dicono costruita intorno a un’antica torre di avvistamento, quasi seminascosta tra le case e un'altra piazzetta con quello che sembra un oratorio. Ripetiamo, tutto ben curato in ogni punto del paese.
Da qui ci spostiamo verso Casciana, che si raggiunge dal bivio prima di Codiponte, da cui passai anni e anni fa in un nebbiosissimo giorno di gennaio andando in Garfagnana. Infatti non vidi nulla. Casciana è un bel paesello che si estende sul crinale della collina e il paese è formato praticamente da una strada principale che l'attraversa, si apre nello spiazzo della chiesa di Sant'Andrea e si richiude perdendosi oltre le ultime case nelle campagne.
Anche qui tutto ben curato, complimenti! Uscendo dal paese, davanti a quella che sembra una vecchia chiesa, un signore anziano prende il fresco e ci chiede da dove veniamo. L'accento è marcatamente toscano e infatti ci dice che sta a Firenze da moltissimi anni. L'estate torna al paese però, quando si rianima un po' il borgo.
Noi salutiamo e riprendiamo il nostro cammino verso Ugliancaldo, ma abbiamo calcolato male i tempi, si sta facendo tardi, ci fermiamo a fare una foto da lontano e ritorniamo verso valle, passando però da Mezzana. Il panorama è bellissimo, con Equi Terme, Aiola e Monzone sotto di noi. Ugliancaldo dovrà aspettare ancora un pochino.
A dire il vero, quel giorno di gennaio ci passai, ma la nebbia era talmente fitta che non si distinguevano la case. Prima o poi arriveremo!

28 novembre 2012

24 GIUGNO 2012: PER BORGHI AULLESI. BIBOLA E VECCHIETTO, GORASCO E POMARINO
Vanno sempre in coppia Bibola e Vecchietto e Gorasco e Pomarino. La vicinanza geografica li ha uniti anche nel linguaggio comune. D'altronde, si trovano uno dopo l'altro dopo le numerose curve che salgono dalla statale della Cisa, lasciando il centro di Aulla.
Nel caso di Bibola e Vecchietto, le loro chiese sono intitolate entrambe a San Bartolomeo. A ogni tornante si fa più chiaro il panorama ed appare in tutto il suo splendore la fortezza della Brunella sotto di noi e davanti, più in lontananza, il castello di Podenzana. Da qua passarono intere generazioni di pellegrini, mercanti e briganti, seguendo la Via Francigena che scollinava poi a Ponzano Superiore.
E qua sorsero due castelli: il castello di Burcione, ormai quasi scomparso, dell'omonima famiglia che contese per un breve periodo il potere ai Malaspina e ai vescovi di Luni, e il castello di Bibola, di cui rimangono interessanti ruderi alla sommità del borgo. Curva dopo curva arriviamo a Bibola, ma proseguiamo prima per Vecchietto, poco oltre, poi capirete perchè. La sensazione è un po' decadente, la struttura del borgo e i segnali bianco e rossi della Via Francigena di ricordano che era zona di passaggio.
La via principale va dalla chiesa e risale il paese, tra passaggi in galleria e bei portali. C'è bisogno di un po' di decoro in più, peccato, soprattutto per i fondi (piani terra delle case) lasciati proprio al loro destino. Torniamo verso Bibola e ci fermiamo sotto il castello. La base è ancora imponente, mentre la parte superiore sembra una mano scheletrica, con parti di mura che sfidano ancora il tempo. Anni fa eravamo saliti fin dentro, appoggiato alla costruzione secolare riposava un cartello del telefono, di quelli di una volta.
Il borgo è però tenuto benissimo, case quasi tutte ristrutturare e piccoli cartelli turistici qua e là con spiegazioni. Bravi. Subito sotto il castello si trova la chiesa di San Bartolomeo, dove leggenda vuole che ci sia il sepolcro della moglie del conte Ugolino. La passeggiata è piacevole, la pietra arenaria regna sovrana e scendiamo a spirale fino alla bellissima galleria. Ebbene si, Bibola è un borgo concentrico e anche borgo in galleria.
Vedere questo link della mappa di google per credere: http://goo.gl/maps/JL0o7. Qui ci sono dei bambini che giocano (bambini in vetusto borgo lunigianese, ossimoro?). Ci godiamo un po' il paesaggio e scendiamo ancora un pochino fino alla porta monumentale d'entrata. Non c'è che dire, Bibola è di quei borghi che meritano di essere visitati, che se fossero in altre zone della Toscana, sarebbero pieni di negozi di souvenir. Tra lo spopolamento e i souvenir, meglio il male minore (souvenir). Adesso è il momento di ritornare verso il castello, scalino a scalino, e di riprendere la marcia. Non sapendo infatti che da Vecchietto si raggiunge direttamente Pomarino, la allunghiamo di quei 4/5 km riscendendo ad Aulla e prendendo la strada del Cerreto verso Fivizzano.
Eppure anche quelli di Google (sempre loro) Street View sono passati da qua. Audaci. Prima di Pallerone, i cartelli stradali indicano una strada un po' malandata sulla destra, dove subito c'è un passaggio a livello. Perchè Pomarino? Curiosità come sempre, poi un po' di tempo fa, avevo letto "Vita Familiare in Italia" di Lina Gordon Duff, castellana della Brunella tra le due guerre. Scriveva di un contandino a suo servizio, chiamato appunto il Pomarino, perchè veniva da quel paesello e così descriveva il paese: "Il villaggio di Pomarino consiste di un pugno di case in pietra grigia ammucchiate disordinatamente per tenersi caldo e compagnia; è circondato da vigneti e terrazze e poi ancora da castagni". Non è cambiato nulla, il minuscolo grappolo di case è sempre lì, sempre circondato da campi. Nascosto tra le case c'è un oratorio, accanto a una volta che custodisce vecchie biciclette. Stop. Meno male che non è cambiato, qua siamo proprio in mezzo alla natura. Arrivando abbiamo superato un ponte sul torrente Bardine, con bagnanti inclusi di sotto, spaparanzati a prendere il sole. Angoli di Lunigiana. Ma noi continuiamo imperterriti fin dove finisce la strada (quasi) e tra verdi valli e Canova guardandoci dalla collina di fronte giungiamo a Gorasco. Proveniendo da Pomarino, non c'è verso di fare una foto d'insieme, ci sbatti quasi contro.
Prima del paese c'è una bella fonte/abbeveratoio, con cappellina e maestà. E qua la strada si biforca. Gorasco è infatti formato da due centri, uno, quello in basso, dove si trova la chiesa, anche questa dedicata a San Bartolomeo! e l'altro appena sopra. Noi andiamo verso la chiesa, dal piccolo piazzale si gode un bel panorama e le poche case seguono una sola via, che poi gira in alto e si ricongiunge con Gorasco.
Noi non la seguiamo, perchè non pensavamo di passarci, eppure... eppure quale sorpresa quando, sempre su Google Street View, vedo che loro ci sono passati con la loro macchina a fare le foto. Cosa avranno pensato i locali quando hanno visto questa automobile? http://goo.gl/jL0kr E soprattutto, come di permettono di passare dove non è passata Terre di Lunigiana??? Ma scherziamo? Vedremo chi ha più mezzi! Si, ma son rimasti fregati quando sono arrivati qui... http://goo.gl/maps/CgrZh Eh si, non si passa più e adesso fai una bella manovra... Ormai stiamo divagando, il nostro giro è finito, godiamoci queste zone con questa bella canzone della Bandabardò, versione dell'originale di Nino Ferrer

Felicità, non sei in città
viva la campagna
viva la campagna
la civiltà è bella ma
viva la campagna che mi da:
un arcobaleno sereno, l'odore del fieno,
il canto corale di 1000 cicale,
un bianco puledro, un fiore di cedro,
le stelle più grandi del cielo ma...

Dimenticavo, ci sono anche da vedere questi due siti!
http://www.vecchietto.it
http://www.gorasco.it

12 luglio 2012

28 APRILE 2012: RITORNO NELLA VALLE DEL TAVERONE
Rieccoci ancora nella valle del Taverone per scoprire altri borghi storici, dopo essere stati due anni fa all'Apella e Taponecco d'estare e a Tavernelle d'inverno. Prima fermata a Pontebosio, antico borgo malaspiniano con l'imponente castello in fase di ristrutturazione (da un po' ormai), dovrebbe diventare un centro di informazione turistica.
Dall'ultima volta che siamo passati di qui hanno messo le finestre. Non troviamo nessuno un giro. Accanto al castello, la chiesa della Beata Vergine del Carmine, il resto del paese sono due o tre viottoli, in uno di questi si trova il ristorante Boccon Divino. Risaliamo la valle dalla parte sinistra del Taverone e capitiamo per caso a Gabanasco.
Incuriositi giriamo tra le pochissime case, di cui una però è una stupenda villa con davanti anche un oratorio. Altro gioiello nascosto. Da qui riprendiamo la nostra strada, sbuchiamo sulla via per Bastia, scendiamo a Licciana e poi lungo la statale verso Varano. Ci accoglie la pieve di San Nicolò, che nasconde un piccolo tesoro: la pala d'altare trecentesca di Angelo Puccinelli, il borgo si sviluppa concentrico, con le case in pietra ben tenute e in alto la torre campanaria, antica torre di avvistamento.
Ci passiamo accanto salendo verso Ripola, terra della cipolla di Ripola, prodotto tipico poco conosciuto. Da qui si ammira buona parte della valle del Taverone da Tavernelle a Catognano e Montale.
Anche qua zero incontri, ma dalle macchine parcheggiate, il paese è abbastanza abitato e le case iin buono stato. Quiete non ne manca. Lasciamo adesso Ripola e risaliamo ancora la valle verso il Lagastrello, scansiamo Tavernelle e cominciamo a salire tra i prati fino ai ruderi dell'abbazia dei Linari.
Era dal 2006 che non ci facevamo vedere da queste parti, allora d'inverno e ricoperti di neve. I ruderi son sempre lì, aspettano di crollare definitivamente. Qua e là salgono dalle pietre spuntoni di ferro, rudimentale pezza novecentesca? Respiriamo a pieni polmoni, ci sediamo e guardiamo la valle. Su ancora per prendere la strada che aggira il Monte Giogo verso Comano, dove c'era la base Nato, vittima di un'incursione di Striscia la Notizia del 2009 (mi sa che avevano ragione quelli del Gruppo Microonde Scatter che ce l'hanno in gestione).
Bellissimi i panorami dell'Appennino, in lontanaza si vedono Torsana e Camporaghena e iniziando a scendere ecco Comano con gli abitati che lo formano e la torre del castello. Un'altra torre, ridotta a rudere, ci appare da lontano, è quella di Groppo San Piero, di cui poco rimane dell'antica importanza.
Dall'inizio del paese dove si trova la chiesetta saliamo brevemente a piedi e siamo sotto la torre in rovina: il panorama è stupendo. Scivoliamo ormai verso valle, passando dai diversi abitati che formano Comano, poi verso Crespiano e infine ancora sulla provinciale del Lagastrello verso Licciana. Pontebosio - Ripola: 10,6 km Ripola - Linari: 14,8 km Linari - Groppo San Piero: 10,1 km Groppo San Piero - Monti: 16,7 km

03 luglio 2012

27 APRILE 2012: LE TERRE DEL PIOERO Finalmente dopo tanti anni, eccoci in direzione del Pioero, quella parte della valle del Lucido che raggruppa una dozzina di borghi dipendenti dalla pieve di San Martino di Viano. Da qui il nome, da piviere a Pioero, o almeno così ho letto da qualche parte. Risaliamo prima la valle del Bardine da Canova verso Ceserano e quindi Colla.
Prima tappa per questo bel borgo affacciato sulla valle, immerso nel verde secondo la più classica delle definizioni. Un signore ci chiede se siamo delle belle arti, iniziamo così a parlare e ci racconta che Colla sta resistendo allo spopolamento dei borghi lunigianesi, l'immigrazione è una ragione, sentiamo lingue straniere qua e là tra le viuzze che scendono alla chiesa, maestosa a dominio della valle.
Forse qui c'era una qualche torre d'avvistamento? A Colla c'è anche un bar, appena dopo il comodo parcheggio. Lasciamo il borgo proseguendo verso il Pioero, attenzione a distrarsi, la vista di Colla dalla strada è stupenda. Incontriamo il piccolo abitato di Maglietola e poi eccoci nella valle del Lucido, con i panorami sulle Apuane e una miriade di borghi da riconoscere.
Ci fermiamo a Gallogna, paese semiabbandonato che nasconde alla fine, tra le case diroccate la chiesa sulla valle. Poi Corsano, paese formato da una via lambita da case in pietra. Facciamo diversi incontri, il primo ci chiede ovviamente chi siamo e cosa facciamo, manca che ci chiede "un fiorino". Dopo le presentazioni, scopriamo che ha lavorato una vita a Spezia con il padre di un nostro amico. Momento strappalacrime, ci raccomanda di salutarlo e la sera stessa ottemperiamo al nostro dovere portando i saluti di "Fiscet del Muggiano".
In fondo al paese, parliamo con un anziano seduto a prendere il fresco, ricorda i bei tempi del borgo, ora poche persone e poco da fare, se non qualche vigna, ma anche il lavoro nei campi vale poco la pena. Ora di salutare e continuare verso Campiglione, qua le case sono cresciute ai bordi della strada e il borgo vecchio è proprio nascosto. Troviamo più gente che ci scruta, un signore anziano ci invita a vedere il panorama di Viano, ci racconta delle famiglie più importanti e snocciola i dodici paesi del Pioero come una litania.
Saliamo adesso verso Vezzanello, appena sopra Campiglione, allungato sulla collina come tanti paesi lunigianesi, un oratorio nel mezzo e cartelli di "Vendesi" qua e là. Nessun incontro. Ed eccoci finalmente alla meta della nostra gita, come direbbe la Settimana Enigmistica: Viano. Saliamo stancamente, per modo di dire, siamo in macchina, le poche curve che ci separano dalla torre.
Grata sorpresa, circolino Acli aperto, anzi, in fermento per la festa del Primo Maggio. Facciamo due discorsi con la signora al bar, appesi alle pareti quadri del borgo con la torre in bella vista. Il paese è poco sotto, preceduto da una porta d'accesso monumentale, lo percorriamo seguendone l'andamento concentrico, da sotto l'oratorio di San Biagio e sbuchiamo poi nello spiazzo davanti alla torre.
Lasciamo allora il paese e scendiamo alla maestosa Pieve di San Martino di Viano, complice il tramonto che arriva ci sediamo ad ammirarla e stiamo un po' così, senza parlare. Ora di ritornare, prossimamente passeremo dal resto del Pioero: Terma, Colognola, Lorano, Isolano e Pian di Molino.

05 maggio 2012

14 GENNAIO 2012: MALACOSTA, SANACCO, QUERCIA, VACCARECCIA Incuriosito da un libro comprato chissà quando, "Quercia, il suo passato, il suo presente", eccoci alla volta del comune di Aulla in direzione Licciana Nardi, sulla riva sinistra del Taverone.
La strada che esce dalla Nazionale all'altezza del ponte sul torrente porta appunto a Quercia e alle sue antiche dipendenze, Malacosta (da non confondere con Costamala, sulla destra del Taverone verso il Masero), Sanacco e Vaccareccia. Tre abitati minuscoli, ognuno però con il suo bell'oratorio, rimasto così solo a Malacosta, mentre negli altri due paesi sono oggi case private.
Malacosta e Sanacco sono località formate da poche case, la prima un po' più grande, con una bellissima maestà; la seconda, piccolissima, un bel balcone sulla valle dell'Aulella con Quercia e Olivola davanti. A Quercia, nota per la sagra della focaccetta con Vaccareccia e per la calza della Befana, si trova il palazzo marchionale accanto alla chiesa, lungo la via principale. I bei portali ricordano che il borgo era un luogo di passaggio ed erano probabilmente antiche botteghe.
Dalla zona dove si organizza la festa, si apre un bel balcone naturale sulla valle. Vaccareccia infine, riserva una strana sorpresa.
Sulla sinistra appare il castello di Monti e in fondo si alzano case dai colori liguri... Ci sembra un po' strano, poi il borgo è sbarrato! Andando a cercare qua e là, leggiamo che è al centro di un progetto di ristrutturazione completa a fini turistici. Non ci sembra che le caratteristiche dei borghi lunigianesi siano proprio questi...

18 aprile 2012

8 GENNAIO 2012: VERSO FIVIZZANO E OLTRE, MAGLIANO, CERIGNANO, SPICCIANO, TURLAGO E... VENDASO
Che girata! Giornata bellissima e itinerario bizzarro, coincidenze che mi hanno portato oltre Sassalbo verso Bismantova. La prima tappa è in una delle zone più belle e naturali della Lunigiana, lungo la strada che da Licciana porta a Fivizzano, passando appunto da Magliano, Agnino, Canneto e Posara. Gli uliveti si susseguono tra il verde dei campi che si perdono a vista d'occhio. Magliano è un punto privilegiato per osservare il panorama, disteso su una collina dolce, con la facciata della chiesa come riferimento. La parte più antica del borgo si raccoglie intorno all'edificio sacro, tra i ruderi di un'antica fortificazioni, bei portali lavorati in arenaria e maestà che ti sorprendono tra le case. Il paese si sviluppa poi lungo la strada, ci sono anche una bar e un ristorante. Il borgo è vivo.
Riparto e supero Agnino, che avevamo visitato qualche tempo fa e arrivato a Fivizzano, salgo verso Cerignano oltre la strada del Cerreto. Sono pochissime case nei pressi della chiesa di San Venanzio e del convento del Carmine, sempre tra campi coltivati. Continuo verso Spicciano, scendo dalla macchina e risalgo subito! Tre o quattro cani mi corrono incontro con intenzioni non proprio amichevoli. Faccio in tempo a dare uno sguardo alle poche case e alla chiesa di San Michele sopra il paese, con la facciata di intonaco bianco e il campanile a vela. Allora riprendo a salire tornante dopo tornante verso Turlago, il panorama si apre su Fivizzano e la valle dell'Aulella. Splendido. Arrivato alla piccola piazza del paese... un altro cane sciolto! Non sembra pericoloso, però decido di andare a vedere prima la chiesa di San Felice appena oltre il paese, isolata e chiusissima. Da lì scendo in paese, un signore sta mettendo a posto un'antenna sul tetto e mi apostrofa "Ma chi è lei?". Spiego che solo faccio alcune foto, ma non sembra credermi: "basta che non ci vengono poi a rubare come è già successo!". Insomma, Turlago è un bellissimo borgo (parzialmente) in galleria, proprio fuori dal tempo, qua poi finisce la strada e spulciando internet, trovo che da qui si raggiunge la grotta delle fate, una parete rocciosa di arenaria, con numerose cavità scavate e levigate durante la preistoria.
Il viaggio prosegue adesso a ritroso verso la statale del Cerreto e quindi in salita verso il passo. Ultima fermata: Vendaso. La bellissima pieve si trova lungo la strada, il borgo poco più in alto, poche vie con case in pietra, normale vero? Chiedo a un signore se ci sono alcune maestà e mi dice di salire un po' più in alto. Diverse abitazioni sono in ristrutturazione, una sembra una chiesa, mentre murata in una casa una bellissima Madonna in terracotta. Ora di ripartire, al ritorno altri borghi mi aspettano.

26 marzo 2012

25 MARZO 2012
PREMESSA: La torta d'erbi è un argomento delicato, molto delicato. È legata ai propri ricordi. O lettore, questa era la prima volta in cui mi cimentavo, sicuramente ho commesso delitti gastronomici inenarrabili, sii paziente e comprensivo.




Torta d'erbi, torta di ricordi che porta indietro del tempo, quando le nonne, le mamme, le zie, si svegliavano di buon mattino per prepararla. Eccomi a provarci per la prima volta, senza testi nè foglie di castagno, in un moderno forno elettrico.
Dopo aver chiesto su Facebook opinioni e suggerimenti sulla ricetta, siccome le tradizioni famigliari non si discutono e ognuno la fa un po' a modo suo, allora chiedo in casa per cercare di ritrovare profumi e sapori che da un po' non sento. Non riesco neanche a ricordare l'ultima volta in cui mangiai la mia torta d'erbi preferita, che faceva la mia (pro)zia. Ed ecco gli ingredienti usati:

Per il ripieno:
- 3 Patate (600 g)
- 3 Cipolle (500 g)
- 3 Zucchine (500 g)
- 3 Porri (300 g)
- Coste (bietole) (300 g)

Ci ho provato a tritare tutto con un coltello, in mancanza della mezzaluna, dopo venti minuti per tritare fini fini 3 patate, mi sono arreso alla tecnologia del tritatutto...
Ho messo il tutto in un colapasta e ho aggiungo un cucchiaino e mezzo di sale per togliere l'acqua alle verdure, mischio un pochino e lascio riposare 5 minuti. Strizzo le verdure per togliere ulteriormente l'acqua e poi aggiungo:

- mezzo etto di burro
- 200 g di formaggio grana
- 2 cucchiai d'olio
- 1 manciata di riso

Mischio per benino e il ripieno è pronto. Passo adesso alla sfoglia, che è stato veramente un incubo:

- 500 g di farina
- 1 bicchiere di acqua e latte tiepidi
- 1 cucchiaino e mezzo di sale

Impasto e impasto ma il risultato non è dei migliori, la massa è compatta, ma ci sono delle venature sospette. Comunque tiro lo sfoglia con il mattarello e la adagio dolcemente sulla teglia del forno. Aggiungo il ripieno e tiro la sfoglia per coprire la torta e chiuderla rimboccando i bordi. Buco la torta qua e là con la forchetta, poi bagno appena la mano e la passo sulla torta, faccio lo stesso con un po' d'olio. Pronta per il forno, precedentemente scaldato a 180 gradi. Il consiglio erano 40 minuti, ma l'ho lasciata poco più di un'ora (e forse avrei dovuto lasciarla ancora un pochino).

RISULTATO:
Torta d'erbi deforme, cotta quanto basta, per me buonissima! E tra un po' la torta d'pataca...

Se tra qualche anno dovessi rifarla in casa, metterei meno ripieno (è rimasta un po' alta) e meno burro o per niente burro e la lascerei cuocere di più.

Ecco alcune delle ricette suggerite via facebook a questo indirizzo:

"mia suocera era di Caprio ed ho imparato a farla sia nei testi che al forno elettrico: La primavera è il periodo miglire per farla per via delle numerose erbe spontanee dei prati che vanno tritate non troppo fini e messe in una foradina col sale per far fare l'acqua, poi vanno strizzate per togliere l'amaro e aggiungere 1hg. di parmigiano e 1/2 bicch. di olio extrav. , se limpasto risultasso troppo molle aggiungere una manciata di pan grattato o una manciarta di riso crudo.Collocare la prima sfoglia di pasta molto fine nella teglia oliata o nei testi con le foglie di castagna sotto, mettere l'impasto non più spesso di un cent. senza schiacciarlo e coprirlo con la seconda sfoglia chiudere i bordi facendo i classici pizzi che risulteranno sia etetici che croccanti. Forate la superficie con una forchetta e cospargere con acqua e olio emulsionata. A forno caldo 180/200° infornare per 40/50 minuti(si vede ad occhio quando è bella cotta). Buon appetito Roberto."

"Nessuno ha considerato che la torta d'erbj, come la chiamano a Filattiera, è un alimento stagionale, ed era consuitudine usare ( non c'erano i supermercati) le verdure disponibili in quel periodo. Quindi tutte le varianti sono dovute alla fantasia "d'la chiga" ( la cuoca ovvero la massaia). Si parla esageratamente di Parmigiano ma successivo agli anni '30, con l'avvento nei primi mercati di commercianti parmensi che arrivavano nelle stazioni di Pontremoli e Villafranca con una forma di grana; prima era rigorosamente formaj 'd pegra o d'vaca. La formula di stufare alcune verdure è recente: prima rigorosamente perdita di acqua e salatura a freddo nello scolapasta, avendo cura di non disperdere la " brovàdura" per successivi minestroni. Quindi torta d'pori e còj nel periodo invernale; bùtj , boràsna e bièda all'inizio della primavera; sùca , patàca e fasìj all'inizio dell'estate e così via. Se mi posso permettere, anche l'uovo è un aggiunta recente, perchè le uova erano indispensabili per la torta 'd rìs. Come mi preme dire che gli spinaci esulano dalla cucina antica lunigianese, che alcuni hanno proposto confondendo l'oro con l'argento : la torta d'erbj con il ravizzone o torta pasqualina!"

"io la faccio nel forno. ecco gli ingredienti: qualche foglia di bietola, molte cipolle di treschietto o simili n° 5 abbastanza grosse, 3 zucchine e due patate.tritare le verdure mettere il sale per fare l'acqua alle verdure, dopo una mezz'ora lavare le verdure sott'acqua , strizzarle e condirle con parmigiano reggiano, olio e una manciata di riso e sale quanto basta. mettere in forno a 180° per 5o minuti circa. forno non ventilato. buon appettito!!!!!!!!!!"
 
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