Terre di lunigiana

29 giugno 2008

FESTA DELLA FAME E DELLA SETE DI FILATTIERA: 3-4-5-6 luglio 2008
Anche quest'anno siamo arrivati all'attesa Festa della Fame e della Sete, 10ª edizione. La nostalgia sarà tanta, purtroppo non potrò esserci e lascerò la Bodeguita in mani altrui. Per chi c'era, 10 anni fa la festa cominciò (passato remoto) in punta di piedi, organizzata dagli Amatori e dal Centro Giovanile (!!!). Il nome nacque dalla mente di Andrea, inizialmente sbeffeggiato, divenne poi unico. La festa si svolgeva rigorosamente solo in piazza, tra pochi intimi, la birreria si trovava in un fondo davanti al castello, l'enoteca nel Cantinon, insieme alla cucina, la griglia al solito posto, così come la pedana per il ballo (se ricordo bene, una delle sere suonarono per l'ultima volta gli "Schiamazzi Notturni"). Tutti facevamo i camerieri, la birreria era la più ambita. E fu un successo.
Poco a poco la festa si è ingrandita negli anni, i tavoli hanno occupato sempre più spazio nel borgo di mezzo e verso la Porta. Il boom ci fu nel 2001, la festa cominciò a ampliarsi davvero e forse il simbolo fu proprio la Bodeguita. Il Wilmoz lanciò l'idea della sangria, incauto precursore in Lunigiana, e non ci si fermò più: karaoke, concerti, mostra di pittura, bruschetteria, doppia birreria, padeletteria, focacceria...
Il numero di visitatori è aumentato ogni anno da allora, alcune foto dell'anno 2001 sono in giro da qualche parte, o almeno c'erano al Centro Giovanile, qualcuno se le sarà portate a casa. Negli anni i fondi sono cambiati: il Cantinon è solo cucina, l'enoteca si trova nel Borgo di Mezzo, dopo la sangria (con ananas e anguria) e la bruschetteria. Davanti la padeletteria, più in fondo le pizzette e last but not least la Bodeguita. Proprio in fondo al borgo canta il karaoke e poi più in là, davanti alla chiesetta di San Giorgio, un'altra birreria e concerti il venerdì e il sabato.
Dunque quest'anno tocca a voi fare foto. Se avete ricordi particolari scriveteli qui.
L'inizio dell'estate in Lunigiana!
Le fotografie degli anni passati: 2005, 2006 e 2007.

25 maggio 2008

24 MARZO 2008: VILLA PESCIGOLA E LA FORTEZZA DELLA BRUNELLA
Eccoci al secondo e ultimo giorno di queste corte vacanze pasquali in Lunigiana. L'idea (per l'ennesima volta) era di percorrere la Via Francigena o salire a Montecastello sopra Lusignana. Lasciamo stare per il maltempo e decidiamo di visitare Villa Pescigola e i suoi giardini, aperti solo per un breve periodo per la fioritura dei narcisi.
Siamo i soliti noti: Conchy, Andrea, Simone, Giovanni, Paolo e io. Il tempo non promette, ma non piove, tutto è umido e ce ne accorgiamo bene arrivando alla villa, che si trova nei pressi di Cerignano, non lontano da Fivizzano (girare a destra al semaforo principale lungo la SS63 del Cerreto). All'ingresso del giardino ci viene dato una miniguida con una mappa stilizzata della villa. L'entrata è un po' fangosa, così come il parcheggio, per il resto il verde del giardino è perfetto anche se un po' scivoloso.

Subito sulla destra si trova il bel labirinto, forse la parte più scenografica di tutto il complesso, composto da moltissimi narcisi ben ordinati. Salendo appare il corpo principale di Villa Pescigola, di colore rosa, seminascosta da due imponenti cedri del Libano. Seguiamo il percorso consigliato e costeggiamo la villa a destra, accanto a un piccolo stagno con alcuni cigni, per poi scendere per un breve sentiero al cosiddetto teatro, circondato da statue e da un piccolo spiazzo.
Tornando in su verso la villa, siamo sempre circondati da narcisi in fiore multicolore. Passiamo da una bella fontana posta accanto al muro di cinta decorato da statue in stile romano, che attraverso un viale porta al cortile interno.
Sulla nostra sinistra si trova l'oratorio dell'Angelo Custode, mentre a destra il colonnato con il ninfeo decorato a grottesco di spugne. Uscendo dal cortile davanti a noi, arriviamo all'uccelliera, popolata con colombe e pavoni. Chiudiamo il cerchio della nostra visita passeggiando davanti alla villa e scendendo dal labirinto fino alla macchina.

Nonostante gli immancabili mugugni di Andrea per il fango sotto le sue scarpe, siamo tutti contenti e anzi, non paghi, decidiamo fermarci alla fortezza della Brunella sulla strada del ritorno.
Torniamo quindi verso Aulla e seguiamo i cartelli che indicano la strada per la fortezza. Il percorso non è molto agevole, la strada stretta e l'ultima parte sterrata. Ci si può arrivare anche a piedi dal cancello di sotto che chiude alle 18.00. Ci risparmiamo la scarpinata e parcheggiamo comodamento a poca distanza, dove si trova anche un parco. In un attimo siamo all'entrata, preceduta da un camminamento di pietra dove una volta si alzava il ponte levatoio. Suoniamo il campanello e ci accoglie una ragazza giovane che ci spiega il percorso della visita e ci invita a prendere degli opuscoli informativi.
Seguendo i suo consigli riusciamo dalla parte posteriore della fortezza, una volta l'entrata principale e ci giriamo intorno, godendo di una vista nuova di Aulla dall'alto. La Brunella è veramente possente, con i muri a scarpa privi di appigli e le fessure da dove i nemici venivano "accolti" con acqua e olio bollente. La Brunella è un monumento difensivo unico in Lunigiana, costruito per far fronte alle armi da fuoco. Sembra incredibile, ma nessuna notizia certa ci dice chi l'abbia costruita: forse i Malaspina, forse i Centurione, forse il mediceo Giovanni dalle Bande Nere. Fatto sta che fu espugnata, l'ultima volta dagli spagnoli del 1733. Completato il giro esterno, saliamo per uno dei torrioni sulla cima della fortezza. Qua, dopo l'acquisto nel 1916 da parte dei coniugi inglesi Waterfield, venne costruito un giardino pensile, oggi scomparso. Il panorama sulla Lunigiana spazia dalla valle del Taverone a quella dell'Aulella e si intravedono i castelli di Olivola, Bastia, Bibola e Podenzana. Più lontano spunta il paesino di Tendola nel fosdinovese. Dall'alto si nota, ma da una posizione piuttosto defilata la "Madonna della Brunella", una terracotta murata che passa molto inosservata.
Scendiamo adesso per visitare il Museo Naturale della Lunigiana, composto da poche sale dove vengono catalogate specie animali e vegetali tipiche della Lunigiana, alcune conservate in barattoli trasparenti. Curiosiamo velocemente e finito il giro avvisiamo la custode. Come sempre, ne è valsa la pena.

05 aprile 2008

22-23 MARZO 2008: VACANZA GASTRONOMICA IN LUNIGIANA

Sono state molto corte quest'anno le vacanze pasquali in Lunigiana, giusto il fine settimana da venerdì a domenica. Arriviamo affamati al casello di Pontremoli verso le due e mezza del pomeriggio. Sarà ancora possibile mangiare da qualche parte? Pagando il pedaggio noto un adesivo dalla trattoria La Vecchia Mignegno e chiamo. Risponde una bambina che chiama a voce alta la nonna. Chiedo se è possibile mangiare nonostante l'ora e la signora risponde positivamente. Comincia a piovere. Il bar trattoria si trova lungo la statale della Cisa, parcheggiamo nel borgo, vicino alla chiesa del presepe elettromeccanico. La sala della trattoria è rustica, voltata a botte, ci sediamo e la signora (la nonna) ci dice il menu: testaroli al pesto e... testaroli, ci ricorda che è Venerdì Santo e non si può mangiare carne. Più famigliare di così, era quello che cercavamo. Il piatto è ottimo, fatto in casa, nel bar accanto si sentono le voci semi alterate dei giocatori di carte. Ricordano a loro modo il venerdì santo ad ogni presunto errore del compagno di coppia. Dopo i testaroli è l'ora della torta d'erbi che spazzoliamo.
Salutiamo e andiamo verso casa, il tempo è quello che è, visita a parenti e amici ed è già sera. Il programma è la cena nel borgo di Filetto, alla Taverna al Tempo Ritrovato, che mi avevano consigliato tempo fa, così come la prenotazione. Il locale è a dir poco caratteristico, due salette al piano terra, una accanto all'entrata "La Sala delle Armi" e una dove si trova il cuoco. Al piano superiore un'altra sala. Direbbero gli inglesi "Very cosy". Tutto ricorda il Medioevo, dal menu, ai tavoli, all'illuminazione con candele. Ordiniamo un antipasto di formaggi, quattro tipi diversi e stagionati, con miele e marmellata di fichi senapata e due pizze ai funghi porcini. Chiudiamo con una crépe di nutella e un passito siciliano con cantucci. Consigliato per cene intime. Il venerdì finisce con una bevuta con gli amici programmando il giorno dopo a Villa Pescigola a Fivizzano, che poi racconteremo.
Il sabato di Pasqua comincia con una sana dormita, un giro a Grondola per curiosare in un campeggio lungo la strada del Brattello, l'Agricamping Grondola, completamente immerso nella natura della Valle del Verde. Per pranzo ci spostiamo a Malgrate, alla Torre di Malgrate, proprio davanti al castello, ristorante famigliare, non eccesivamente decorato all'interno ma con cucina ottima e servizio attento. La cameriera ci elenca i piatti, praticamenti tutti fatti in casa. Ordiniamo stringhetti, lasagne e una tagliata alla rucola. Non prendiamo il dolce e rimaniamo leggeri. Intanto che ci siamo, dopo pranzo facciamo un giro veloce per il borgo, fa un po' freddino, saliamo in macchina e ci ritroviamo con gli altri per andare a Villa Pescigola.
La visita vale la pena e nel frattempo ci mettiamo d'accordo per la sera. Alla fine la scelta cade sull'Osteria Boccon Divino di Pontebosio. Siamo in quindici e prenotiamo per le otto e mezzo. Ritrovo al bar con aperitivo, saluti a chi non avevamo ancora visto e partenza. Il borgo è piccolo, ma ha un castello e mezzo, uno dopo il ponte sul Taverone, l'altro il castello del Poderetto è oggi una casa privata e mantiene solo parte dell'architettura originale. Il ristorante si trova in un "sorchetto" davanti alla chiesa. L'impressione è ottima, si entra da un maestuoso portale in arenaria, sormontato da uno stemma nobiliare. A destra vediamo un antico pozzo. Le tre sale interne sono raccolte, calde e confortevoli. Forse è ideale per coppie, noi siamo una truppa, ma il menu sembra molto valido. La cucina non è solo lunigianese, ma toscana in generale. Ovviamente ci adeguiamo: lasagnette di farina di castagne fatte in casa, toppe saracene al ragù toscano, pasta di grano farro, tordelli di patate all'olio di frantoio e pecorino della Garfagnana e altro. Come secondi la carne chianina la fa da padrona con filetti e tagliate. Il rapporto qualità prezzo è ottimo. Decisamente da ripetere.

28 marzo 2008

12 GENNAIO 2008, IL CASTELLO DELL'AQUILA DI GRAGNOLA
E ci svegliamo con un altro giorno di pioggia, stavolta piu battente, fin dal mattino. Ogni tipo di escursione per sentieri, il vecchio pallino della Via Francigena, viene abolito. Impossibile andare per borghi. Ultima spiaggia, la visita di un bel castello. La scelta cade sul castello dell'Aquila di Gragnola. Chiamiamo prima per assicurarci che sia visitabile nonostante la pioggia e la castellana, la signora Gabriella Girardin Faverio, ci risponde un po' sorpresa. Con quest'acqua d'altronde e arrivando da Pontremoli... Si fa una sana risata ma ci dà la sua disponibilità.
Partiamo allora in cinque, con ormai i fedelissimi Giovanni, Simone, Matteo e ragazza. Il viaggio non è breve, almeno mezz'ora, le condizioni della strada con la pioggia poi non sono delle migliori. Ma eccoci ormai a Gragnola, superiamo il passagggio a livello e dopo le prime case, prendiamo una stretta via sulla sinistra che porta al castello e che diventa presto sterrata. Tre anni fa era in condizioni peggiori e più stretta, adesso si sale agevolmente. Eravamo passati di qua nell'agosto del 2005, il castello era ancora in fase di ristrutturazione e proprio il giorno prima c'era stato un nubifragio che aveva provocato alcuni danni.
La castellana ci accoglie all'ingresso, siamo gli unici visitatori. Ci spiega alcuni passaggi della ristrutturazione, come che l'entrata come la vediamo era completamente coperta e che il castello quando lo vide per la prima volta era solo un ammasso di pietre, molte portate vie durante gli anni.
La visita è molto piacevole e le spiegazioni date con passione, vediamo l'antica cappella, diverse sale, il cortile interno dove si nota l'aggiunta cinquecentesca e naturalmente l'attrazione principale: il "Cavaliere di Gragnola". La sua identità è sconosciuta. Dalle analisi storiche e antropologiche era molto probabilmente un cavaliere o messo di qualche famiglia importante (Malaspina o altri) vissuto tra il 1310 al 1387. Durante i lavori di vennero ritrovate le ossa, con il raro particolare di avere una freccia di balestra conficcata nell'unione di due vertebre giusto dietro la bocca, quando normalmente avrebbe dovuto attraversare di netto il corpo. Il mistero riguarda soprattutto la sua sepoltura. Subito dopo la morte venne immediatamente coperto (l'hanno scoperto dopo aver trovato bozzoli di una mosca particolare) con tutti i crismi (lo dice la posizione delle ossa) e a lui non fa riferimento nessun testo. Venne ucciso? portava un messaggio importante? Fu infilzato per sbaglio?
Dopo questo momento di mistero completiamo la visita del castello salendo nella torre, dove sono state ricavate diverse suite per soggiorni e vacanze, fino in cima. Si vede Gragnola in basso e dall'altra parte i paesini di Alebbio e Luscignano, le Apuane dovrebbero, ma ci sono troppe nuvole basse. Qua scopriamo perchè la torre sembra sempre non finita quando la si vede da lontano. Durante i secoli non venne mai portata a termine e oggi si presenta come allora, secondo testimonianze scritte dell'epoca. Per evitare infiltrazioni d'acqua, il perimetro è stato coperto con materiale isolante. L'acqua è infatti un problema per le pietre, e qui scopriamo anche che nel Medioevo i castelli non avevano le pietre a vista, ma erano intonacati, proprio per evitare che l'acqua ne minasse le strutture.
Finita la visita, sempre con la pioggia come compagna, salutiamo la castellana, veramente molto disponibile.
Fotografie del castello di Gragnola

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02 marzo 2008

11 GENNAIO 2008, I PAESI DI CASOLA IN LUNIGIANA VERSO LA GARFAGNANA
Oggi ci spostiamo verso la Lunigiana orientale, nel comune di Casola in Lunigiana, tra paesini sperduti al confine con la Garfagnana. Come è ormai abituale, il tempo non ci accompagna. Solita nebbia e solita pioggia fine. Speriamo che lungo il cammino la situazione migliori e in parte sarà così. Dalla SS63 del Cerreto entriamo nella Valle del Lucido e dell'Aulella. La SR445 della Garfagnana è quello che è e procediamo con attenzione. Passando da Gassano, Gragnola e Codiponte arriviamo a Casola e ancora su fino a Vigneta, Montefiore e infine Regnano. È proprio qui che comincia a piovere, quando parcheggiamo con difficoltà la macchina a Regnano Castello. Poche case, molte in rovine. L'obbiettivo era visitare la chiesa diroccata di Santa Margherita e i resti del castello. Non troviamo nè l'una nè l'altro. La pioggia si fa battente e dobbiamo tornare sui nostri passi. Scendiamo a Regnano Villa e ci fermiamo un momento davanti alla chiesa ad aspettare che spiova. La giornata non comincia bene. Quando il tempo si calma ci dirigiamo in basso verso la Pieve di Offiano. La porta laterale è aperta e ne approffittiamo per una visita. Di solito la pieve è chiusa se per le funzioni religiose. Due signore stanno facendo pulizie, non possiamo fare foto, purtroppo la pieve è stata visitata da ladri in passato.
In breve saliamo al vicino borgo di Castiglioncello, la nebbia e le nuvole basse ci impediscono di godere del panorama da qua su, ma le poche vie del borgo sono ornate da stupendi portali in pietra arenaria. Castiglioncello passò dai Malaspina ai Medici che vi costruirono residenze signorili. Tra le nubi si scorgono Reusa e Vedriano, le nostre prossime tappe. Entrambi i paesi sono piccolissimi, Reusa posto intorno alla chiesa, mentre Vedriano è formato da una sola via e un oratorio nascosto che sembra quasi una casa privata. Ce lo indica una ragazza dall'accento russo, Lunigiana terra di emigrazione e immigrazione.
Andiamo adesso verso Luscignano, la giornata si rischiara appena, anche se il tramonto è dietro l'angolo. La strada verso il borgo è stupenda. La vista della valle dell'Aulella con Codiponte, Alebbio, Sercognano e Gragnola è unica. Dopo uno dei tornatni spunta il paese, in posizione panoramica. Il borgo si sviluppa lungo la collina. Un monumento ai caduti con una vasca in marmo si trova all'ingresso, da dove parte la via principale che poi si divide e si unisce a semicerchio. Come Castiglioncello i portali in arenaria e i fregi sono ovunque.
Velocemente approffittiamo degli ultimi raggi del sole, raggiungiamo Terenzano, borgo posto sulla strada con la bella chiesa di San Jacopo e dopo molte curve scendiamo a Alebbio, piccola borgata con la bellissima chiesa di San Gimignano, in grandi bozze di arenaria, posto proprio davanti al castelo di Gragnola che intravediamo tra l'oscurità nella valle del Lucido.

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10 febbraio 2008

10 gennaio 2008: DALLA VALLE DEL BAGNONE A MULAZZO
Giornata di pioggia fine e di nuvole basse, la peggior situazione per fare fotografie e per girare in generale. Il primo pomeriggio partiamo comunque speranzosi in un cambio del tempo che alla fine non arriverà. Conosciamo direttamente il Vapor di Val di Magra dantesco...
Destinazione Bagnone e alcuni borghi collinari. Navighiamo a vista, cercando di evitare banchi di nebbia troppo fitti, ma è veramente difficile. Dopo aver attraversato il ponte sul Bagnone, prendiamo a sinistra verso Corlaga. Una leggera foschia si aggira per le case, strade umide, nessuna persona in vista. Ci fermiamo brevemente per visitare la chiesa, fotografare il palazzo marchionale che si trova davanti e poco più. Continuiamo allora verso Vico, dove la situazione si rischiara leggermente ma riprende a piovviginare. Anche qua dopo un giro veloce dell'abitato, molto piccolo, risaliamo in macchina e decidiamo di tornare verso Bagnone. La visibilità è molto bassa. Arrivati al Pacinotti però, giriamo a destra per Mochignano. In questa parte della valle si vede molto meglio, saliamo verso Collesino, lasciando le poche case di Mochignano Chiesa in basso a destra. Dall'alto il panorama è unico, siamo sopra le nuvole basse, si intravede il castello di Bagnone e poco più in alto Pastina. Proseguiamo per Collesino e proprio ad un solo km dal paese entriamo nella nebbia più fitta, non si vede proprio nulla, dietrofront e si torna indietro fino a Mochignano Chiesa dove ci fermiamo brevemente. Decidiamo allora sul da farsi e lasciamo la nebbiosa valle del Bagnone, non prima di aver fatto una veloce tappa anche a Nezzana, altro piccolo borgo posto appena prima di Bagnone, con un oratorio che non sembra particolarmente interessante.
Passiamo da Villafranca, la nebbia dall'altro lato della Magra sembra dare una tregua. Ne approffittiamo per fare una visita alla chiesa di San Martino di Mulazzo, nel cimitero del comune. Inagibile, conserva intatta il suo fascino e anche la giornata aiuta. Respiriamo l'atmosfera di "Elegy Written in a Country Churchyard" di Gray...
Terminiano la gita a Busatica e Pozzo, dove si trovava un palazzo marchionale. Siamo quasi in preda all'oscurità, a Pozzo troviamo il portale del palazzo e le vecchie mura del paese, accolti dal cartello "Pozzo, una dei più bei paesi della Lunigiana". Da Busatica invece, mi avevano detto si godeva una bellissima vista della Val di Magra, ma oggi non è proprio giornata, non incontriamo neanche nessuno da chiedere e fare due chiacchere. Tempo da lupi.

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28 gennaio 2008

9 GENNAIO 2008: DAL PASSO DEL BRATTELLO ALLA VALLE DEL VERDE
Giornata invernale, scura e un po' nebbiosa, ma dobbiamo approffittare di ogni momento, anche se il tempo non è proprio dei migliori per fare fotografie. Negli anni scorsi avevamo girato un po' la valle del Verde, soprattutto d'estate, fermandoci lungo il torrente, cercando cascate e visitando alcuni borghi come Cervara, Guinadi e la torre di Grondola. La curiosità era di vedere Bratto e Braia, sempre nominati in coppia, paesi di forte emigrazione verso l'Inghilterra, ormai quasi spopolati. Man mano che risaliamo la valle e poi verso il Brattello, la neve che si accumula ai lati aumenta, ma la strada è molto pulita. Dopo alcuni km, un cartello sulla sinistra indica Braia. Il borgo è molto piccolo, con la chiesa di San Michele Arcangelo (chiusa) e il possente campanile al lato. Sul campanile e su una casa noto dei faciòn, piccole sculture dal viso umano che avevano il compito di scacciare il maligno, tipici della valle del Verde. Le poche vie sono di sasso, la giornata grigia aumenta il senso di abbandono, alcuni operai stanno ristrutturando una casa, effettivamente tutte sembrano ben tenute. Sarà il potere della sterlina...
Riprendiamo la nostra strada e saliamo ancora verso Bratto, posto appena prima del Passo del Brattello. Qua una maestà ci accoglie prima dell'entrata in paese, ci sono delle altre sulle case. Nella piccola piazza troviamo la chiesa di San Giorgio, abbastanza imponente per essere un paesino. Bellissima la lunetta sopra il portale con un bassorilievo di San Giorgio che uccide il drago (ci sembra). Davanti alla chiesa, un edificio malinconico con il simbolo del telefono e di un'insegna della birra Wuhrer che non vedevo da anni. Doveva essere il bar del paese, esce fumo dal camino, ma non molto di accogliente. Visito ancora un po' Bratto, scopro altre maestà e una bella scalinata, persone umane zero. Anzi no, tornando verso la macchina, una signora anziana sta spaccando un po' di legna, saluto, ma si rifugia in casa sospettosa. Tempi moderni. Ormai che ci siamo andiamo fino al Brattello, entriamo nella Val di Ceno e Taro, ma rigiriamo subito. La prossima meta è il paese di Grondola.
In 8 km ci siamo, siamo fortunati e parcheggiamo proprio all'entrata del paese lungo la strada. Qui ci accoglie la "Prima Piazza della Repubblica d'Italia", come leggiamo con sorpresa in una targa murata nel bar del paese. Accanto un pannello esplicativo del borgo davvero utile, dovrebbe essercene uno in ogni paesino. Sono spiegate la storia e le curiosità, con la descrizione e fotografie dei fregi delle architravi e delle maestà. Una di queste è proprio nella piazza, il fregio della margherita a sei petali, frequentissima in Lunigiana nei portali, simbolo di buon augurio forse di origine celtico (addirittura). Tra l'altro, a Bratto, dimenticavamo, erano famosi per la produzione di culle in legno e la margherita a sei petali vi veniva incisa per proteggere il nascituro. Andando verso la chiesa di San Nicomede, comincia a farci compagnia un cane, incontro tipico dei borghi della Lunigiana. Troviamo altri fregi, indagando un po' tra i passaggi voltati: uno con una croce, qualche data scolpita, fregi che non riconosciamo e un bel portale. Dallo spiazzo della chiesa si vedono poi i ruderi della torre, perfetta cartolina della Lunigiana in inverno: nebbia, umidità, silenzio, pietra arenaria. Ci siamo già stati un paio di anni fa e non ci avventuriamo tra i suoi ruderi, per chi volesse andarci, ci si arriva scendendo verso Guinadi (in macchina) e prendendo una stradina asfaltata sulla sinistra. Arrivati ad alcune case si parcheggia e poi si va dritti oltrepassando una casa in rovina e i campi. Come sempre, attenti ai cani.
Noi invece ritorniamo a Guinadi, in piena valle del Verde, come ci indica il cartello stradale. Arrivati in paese ci accoglie un cartello di benvenuto in dialetto tradotto in molte lingue, dove una volta si trovavano le poste. Adesso per trovarle bisogna andare all'unico ufficio che c'è a Pontremoli. Anche le vie del paese sono segnalate in italiano e in dialetto, mi piace. Non sono un esperto, ma mi ricorda un po' il genovese per l'uso della "u". Andiamo verso la chiesa, incontriamo un ristorante chiuso e poi nella piazzetta della chiesa due signori. Uno di loro mi chiede di dove sono, se vengo da lontano. Cominciamo così a parlare e scopriamo di conoscere una persona in comune, Sauro. Mi invita allora a prendere un prosecco al suo bar. Entrare nel bar/alimentari/negozio del simpaticissimo Pietrino è un po' come fare un salto indietro nel tempo, tutto nostrano e vecchio stile e anche un po' freddino. Mi racconta che ormai d'inverno non c'è proprio più nessuno, però d'estate c'è fin troppo gente! Tornano i villeggianti, dalla Francia e dall'Inghilterra, poi ad agosto fanno una festa al campo sportivo e lì scopriamo di conoscere una seconda persona in comune, Elisabetta di Lagoscuro. Momento serendipity. Pietrino lavorava come postino a Pontremoli, quando c'era tanta gente però, tanti suoi amici son dovuti partire. Ribeviamo un altro prosecco ed entra Andrea, un suo amico, facciamo quattro chiacchere e poi è il momento dei saluti, gli lascio l'indirizzo del blog, chissà se lo leggerà e mi dice che anche Guinadi ha il suo sito internet. Andrea mi accompagna però fino alla zona chiamata "Castello", dove c'è una maestà sormontata da un sinistro teschio tipo pirata. Ormai si sta facendo tardi, torniamo alla macchina e decidiamo visitare Baselica, ultimo borgo della giornata. Dalla strada è molto scenografico, il borgo è piccolino, ma la chiesa, di cui non riusciamo a trovare la dedicazione (ogni suggerimento è benvenuto) è molto grande. Facciamo un giro veloce fino al sagrato, la chiesa è chiusa e sprangata, persone viste: zero...
Poco prima della cinque di sera è ormai quasi scuro, diamo per finita la giornata fotografica, peccato per la nebbia e il brutto tempo.

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